Prima attività

La giornata che apre i lavori. Mattinata densa di esperienze condivise, progetti comuni, prospettive e idee in circolo. Tanti animatori geriatrici, tanti operatori del nostro sistema  Il Museo Diffuso dell’Empolese Valdelsa, assessori, studenti, operatori del settore; tutti insieme per un obiettivo comune: creare una rete che risponda alle esigenze di tutta la nostra società, anche e soprattutto di quella a rischio emarginazione, abbattere le barriere in merito all’accessibilità  patrimoni museali per le persone con demenza, contribuire alla creazione di una rete di operatori/educatori museali e operatori/animatori geriatrici in grado di operare in contesti museali con approcci, modalità progettuali e operative condivise basate sulla ricerca e la sperimentazione continua.

Abbiamo lavorato perché crediamo che il museo sia un luogo d’incontro  privilegiato in cui instaurare relazioni positive con tutti i pubblici.

Vogliamo far uscire dall’isolamento le persone con Alzheimer  e le loro famiglie, alleviando il senso di solitudine e incidendo sulla qualità della loro vita.

 

 

Son tutte donne!

7/12/2016 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

C’è la serenità. Mi dà questo senso di serenità, questo senso della famiglia: una coppia che ha una bambina e la portano a osservare, a guardare…la portano al battesimo in una chiesa, in un battistero. Una bambina o un bambino? Non ha importanza.

Franco.

La ragazza…quella che abbiamo capito tutti…è quella più giusta, è quella più giusta, ha qualcosa nella testa che potrebbe essere una aureola perché quando li battezzavano gli mettevano un segnino. Quella è la mamma, è quella nel mezzo, Maria…o quella verde…io non lo so! Come si fa a saperlo? Chi l’ha fatto lo sa…ma noi che si guarda…mah! I pittori fanno apparire le cose come vogliono loro, però poi noi si interpretano le cose come ci pare! A volte l’occhio vuole il suo modo di vedere.

Son tutte donne! Son tutte donne e gli omini neanche uno! Prima gli uomini non si interessavano di portare i bambini in giro! Ma che è successo? Ma chi è quello che battezza se son tutti uomini?! Questo è un problema forte! Una suora l’ha battezzato…tanto è uguale, è come un prete comunque!

Non è indicata una suora, io non approvo. Per me è uguale…ma meglio gli uomini!!!

lab-bego

Norma, Carmela, Nada, Elena, Regina, Gerarda, Gioconda, Pietro,


Strategie e strumenti

A partIl progetto ha previsto l’impiego di strategie e strumenti diversificate in base ai destinatari del progetto:

1. Strategie e strumenti per la progettazione:
> progettazione partecipata e condivisa, condotta in modo interattivo all’interno del gruppo di lavoro composto da educatori museali e animatori geriatrici;
> confronto fra i diversi ambiti professionali;
> condivisione di esperienze e saperi;
> visite e sopralluoghi nei musei coinvolti;

2. Strategie e strumenti per gli incontri di formazione nei musei destinati ad educatori e animatori geriatrici del territorio:
> dimensione relazionale e comunicativa come strategia privilegiata di coinvolgimento;
> promozione della partecipazione attiva durante le attività;
> utilizzo di una metodologia che privilegia la ricerca-azione in quanto processo circolare, dinamico e aperto che contribuisce a rendere inscindibili i momenti della teoria e della prassi;
> co-conduzione degli incontri con ruoli paritari tra educatori museali e animatori geriatrici;
> utilizzo della pratica meta-laboratoriale di conduzione delle attività in modo da
sollecitare la riflessione su di essa, sottolineando i passaggi fondamentali per rendere
evidente la metodologia di lavoro;
> valorizzazione dei processi di riflessione teorica ‘bottom-up’, a partire cioè dalle
esigenze del gruppo di educatori e animatori partecipanti alle attività;
> un incontro seminariale con interventi a cura di esperti del settore museale e geriatrico che lavorano sul territorio toscano per l’accessibilità nei musei delle persone con Alzheimer e chi se ne prende cura;
> conduzione delle attività durante l’orario di apertura dei musei come strategia per
riaffermare il ruolo di questi percorsi all’interno dell’offerta educativa dei musei, per far
riflettere sul carattere aperto e inclusivo di queste attività alle quali possono partecipare
anziani con decadimento cognitivo, caregiver familiari e professionali, parenti, amici e
osservatori esterni.
> visite ai musei coinvolti nel progetto a cura dei rispettivi educatori/operatori.

3. Strategie e strumenti utilizzati in merito alla metodologia di conduzione dei laboratori con gli anziani:
> predisposizione e cura dell’ambiente per facilitare la partecipazione di tutti (numero di
sedie sufficienti ad ospitare tutti i partecipanti, buona illuminazione degli ambienti,
raggiungibilità e usabilità dei servizi igienici);
> accoglienza, presentazioni e spiegazione dell’attività come strategia per mettere a proprio agio i partecipanti;
> dimensione relazionale e comunicativa e chiarezza di linguaggio come strategia
privilegiata di coinvolgimento;
> flessibilità e capacità di adeguarsi a situazioni che ogni volta possono mutare;
> Approccio Capacitante – sul modello sperimentato da Pietro Vigorelli – adeguato a
focalizzare l’attenzione sulle competenze esistenti piuttosto che sui deficit acquisiti,
attraverso la creazione di un ambiente in cui la persona anziana fragile può esercitare liberamente le attività di cui è capace, così come ne è capace, senza sentirsi giudicata. Poiché l’Approccio Capacitante focalizza l’attenzione sugli scambi verbali tra i parlanti, gli strumenti utilizzati sono l’ascolto attivo e la parola ma anche l’attenzione alla comunicazione mediante il linguaggio paraverbale e non verbale.
> Approccio Validante – secondo il metodo Validation sperimentato da Naomi Fail – per
promuovere, attraverso l’utilizzo di strumenti quali un atteggiamento convalidante ed
empatico, l’adeguamento della nostra relazione con la persona con Alzheimer in modo da renderla soggetto attivo della relazione attraverso una comunicazione attenta, efficace, autentica e attraverso un atteggiamento flessibile, aperto e non giudicante.
> Approccio narrativo – liberamente ispirato alla metodologia Time Slips sperimentata da Ann Davis Basting – come strategia per stimolare, a partire dall’osservazione dell’opera d’arte, l’immaginazione e la creatività piuttosto che il recupero di funzionalità legate al ricordo e alla memoria che molto spesso nelle persone con demenza non sono più recuperabili. Ricorso all’immaginazione, piuttosto che alla memoria, alla fantasia piuttosto che alle capacità logico-cognitive, per valorizzare le attuali e personali abilità di comunicazione.
> stimolazioni sensoriali tattili, auditive e olfattive come strumenti di supporto per facilitare e incoraggiare l’espressione personale ed emotiva;
> trascrizione in tempo reale delle narrazioni e delle storie prodotte durante le attività e
restituzione immediata sotto forma di lettura ad alta voce a fine incontro, come strumento per riconoscere e convalidare l’apporto creativo delle voci di tutti i partecipanti.

4. Strategie e strumenti per la verifica e la valutazione:
> attività di focus group alla fine di ogni incontro tra il gruppo di lavoro e gli educatori e
animatori partecipanti alla formazione come strategia per produrre una valutazione finale che attinga dalle riflessioni scaturite dall’interazione di tutti;
> incontri tra il gruppo di lavoro per il monitoraggio del progetto;
> predisposizione di questionari diversificati a seconda del target da valutare:
– questionari autovalutativi per il gruppo di lavoro;
– questionari per la valutazione della formazione agli educatori e animatori geriatrici del
territorio;
– interviste brevi agli anziani e ai loro caregiver, trascritte o filmate, secondo un modello
solo parzialmente standardizzato che basandosi principalmente sul colloquio fra l’intervistatore e l’intervistato non preveda lo strumento di un questionario con domande precodificate né l’obbligo di seguire un ordine precostituito, ma utilizzi alcuni punti chiave e i temi utili per l’indagine;
> valutazione sia dei processi che dei prodotti dell’attività tramite l’utilizzo del metodo
etnografico come strategia che privilegia una modalità di indagine osservativa finalizzata a registrare quello che avviene e a notare i processi in corso di una determinata situazione. Per la registrazione lo strumento utilizzato è stato quello della scheda di analisi.

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Un museo per l’accessibilità

Dall’anno 2011 il BeGo, accreditato dalla Regione Toscana come Museo di rilevanza regionale, può usufruire del sostegno della Regione nella valorizzazione e promozione delle istituzioni culturali di rilievo regionale grazie all’integrazione di tali strutture nel sistema complessivo dell’offerta culturale; può avere la possibilità di accedere
a finanziamenti regionali e a giornate formative promosse dall’Ente. Proprio per questo, nel 2013, il museo ha aderito con entusiasmo al percorso formativo L’arte tra le mani promosso dal settore educativo del Museo Marino Marini di Firenze con l’Associazione L’Immaginario, l’Associazione Anna e finanziato dalla Regione Toscana, volto a dare vita ad una rete museale, sul territorio toscano, in grado di predisporre attività rivolte alle
persone con Alzheimer e ai loro caregiver con l’obiettivo di sperimentare, attraverso
l’incontro con i patrimoni museali, nuovi modi per comunicare con le persone con
Alzheimer. A seguito del corso di formazione, da aprile 2014 è partito il progetto del
Museo BeGo denominato Storie ad Arte. Il Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino
per le persone con Alzheimer e chi se ne prende cura, un progetto di inclusione sociale
che coinvolge sia le persone anziane con decadimento cognitivo che e i loro caregiver
familiari e professionali, in attività di narrazione creativa, attraverso le sollecitazioni
offerte dal patrimonio storico artistico del museo. Gli obiettivi, molteplici e differenziati in
relazione al museo, agli educatori e agli operatori geriatrici, alle persone anziane e ai loro
familiari, sono quelli di valorizzare il patrimonio del museo rendendolo accessibile a
pubblici che di consueto non hanno la possibilità di fruirne; offrire la possibilità per le
persone con Alzheimer e chi se ne prende cura di instaurare relazioni significative
attraverso l’incontro con il patrimonio; sperimentare nuove possibilità di comunicare con
l’anziano affetto da demenza e farne conoscere le potenzialità creative; restituire a chi è
malato la dignità di persona, creando occasioni per essere inserito all’interno di una
normale rete sociale e culturale; uscire dall’isolamento che le patologie cognitivamente
invalidanti causano; offrire un’opportunità per migliorare la qualità della vita;
sensibilizzare la collettività rispetto alle demenze.
Dopo una fase di sperimentazione, conclusasi nel 2014, le attività con le persone con
Alzheimer e i loro caregiver sono entrate a far parte dell’offerta dei Servizi educativi del
museo e si svolgono regolarmente una volta al mese. Dal 2014, anno della prima sperimentazione attivata con due strutture per anziani del territorio di Castelfiorentino e di Certaldo, ad oggi, sono state condotte più di trenta attività tra gli incontri al museo, incontri nelle strutture assistenziali, incontri sperimentali presso altri musei del territorio dell’Empolese Valdelsa; sono state coinvolte Residenze sanitarie assistenziali, Centri diurni, caregiver professionali, familiari e la rete dell’associazionismo locale. Le attività, che si svolgono nell’orario consueto di apertura del museo e non sono relegate ad aperture straordinarie, fanno parte a tutti gli effetti della programmazione dei Servizi educativi ed hanno interessato più di trecento persone. In occasione della seconda giornata di convegno Tutti al museo! Le soluzioni per l’accessibilità museale tra innovazione e inclusione tenutosi a Castelfiorentino il 30 ottobre 2015, le narrazioni prodotte dagli anziani e da tutti i partecipanti durante gli incontri e le attività al museo, hanno preso vita all’interno di una breve performance teatrale dal titolo “Ci vedo una storia!” a cura di Vania Pucci per la Compagnia Giallo Mare Minimal Teatro.
Nel 2015 è stata avviata una prima sperimentazione in merito all’ampliamento di questi
percorsi nei musei del territorio dell’Empolese Valdelsa. Questa prima sperimentazione ha
offerto l’occasione per ripensare queste attività nell’ottica della rete e della collaborazione
tra musei del territorio e si è inoltre configurata come punto di partenza fondamentale per
la progettazione di un percorso condiviso e partecipato. Gli esiti della sperimentazione
hanno condotto al progetto Musei per l’Alzheimer. L’allargamento della rete dei musei
dell’Empolese Valdelsa per le persone con Alzheimer e chi se ne prende cura

Stefania Bertini (educatrice del Museo BeGo)