Ode al giorno felice

26/4/2018 Biblioteca Comunale Vallesiana, Castelfiorentino

Poesia integrata Ode al giorno felice di P.Neruda (le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

È una cosa difficile:
non è un incontro mentre tu vai in piazza,
è il voler bene a una persona e corrispondersi,
la compagnia dei nipoti
È una parola!
Non esiste il colore della felicità,
quando sono felice, mi sento felice,
benissimo,
quando non sono felice mi sento ammosciata,
quando sono felice mi sento leggera,
aperta,
in comunione con il mondo,
carica,
piena di forza,
invincibile.
Di fronte a certe felicità si è un po’ confusi,

Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,

in  pace con gli altri,
pieno di energie, affronto meglio la giornata,
libero,
sciolto,
invasa dall’amore,
leggera,
più alta di quello che sono,
gratificata,
euforica;

di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.

La più bella di tutti,
la felicità è tutto; la felicità è sentirsi in pace,
vuol dire stare bene con se stessi e con gli altri.
Perché si sta bene,
non ci sono malattie,
dipende dall’essere libero,
poi ci sono quelli con tanti quattrini e quello è un altro tipo di felicità.
Stare in un posto dove gli altri son felici,
volersi bene con il marito,
i figlioli: la contentezza di avere tre gioielli!
Un momento rapido,
fuggevole,
ma intenso da morire.
Ma io non è che patisco,
era bello quando c’era il mi’ babbo,
la mi’ mamma,
ma è meglio se non ci penso,
la felicità è nelle piccole cose,
un nulla può renderti felice.

Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la tua bocca,
lasciami
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché tu respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza,

sono felice quando sono in pace con me stessa,
nessuno o tutto,
ci si sente una cosa misteriosa che ci acciuffano,
che ci pigliano,
un prato,
che mi dà il senso della libertà
e di camminare lontano
fino a raggiungere la meta: questa è la felicità,
camminare,
dormire,
perché dormendo non penso a nulla,
ora,
in biblioteca,
perché sono in compagnia.

Oggi  lasciatemi
da solo
essere felice,
con tutti o senza tutti,
essere felice
con l’erba
e la sabbia,
essere felice.

Ora sono felice perché sento che mi vogliono bene,
sono tantissime altre cose,
la condivisione delle emozioni,
sono felice quando sto con la gioventù,
quando i miei ragazzi son felici,
la tranquillità,
la serenità,
la salute.

 

Anna, Renzo, Susanna, Dina, Cristina, Maristella, Liliana, Guidetta, Nilvana, Santina, Veronica, Gianfranco, Linda, Morando, Sonia, Debora, Giuliana, Lorenzo, Ilva, Patrizia, Lucia, Stefania, Silvia, Alice, Anna Maria

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Lui gli dice, lei guarda

19/04/2018 Museo d’Arte Sacra di Santa Verdiana, Castelfiorentino

Guarda che tipino che è! La vita, il fisico, la persona…
È un po’ più stretta: un tipino!
La giovinezza che gli ha dato! Perché non è mai invecchiato, se sta lì non è mai invecchiato! Facciamo un po’ a turno, ci si viene anche noi!
Questa qua più distinzione, a Madonna, a donna
Lei guarda un po’ in qua, lui guarda lei. Fanno a guardarsi, si guardano, si vogliono bene, io penso.
Ma loro son sempre a questa maniera; loro quando si guardano sembra che siano sempre giovani, siamo noi che si peggiora, si cambia volto. Io l’anni un ci penso più nemmeno, loro un pensan più nulla…
Pensano di essere un po’ innamorati, dagli occhi sembrerebbero, tutti e due…
Dallo sguardo si vede subito tutto, son due innamorati!
Lei potrebbe pensare da andà da lui ma un pòle andà!
«Gnamo bello! Vieni amore!» Ma non è possibile, perché non sono più persone vere, sono statue! Bisogna cambiarle se si vuole che si muovano, il discorso torna, perché son di pietra!
Ma lei lo chiama!
C’era questa abitudine che una donna non poteva mai prendere l’iniziativa, è vero!
Sì, lui può andare da lei…gli uomini avevano un’altra possibilità,
le donne potevano fare poco ma quel poco era sempre importante; c’era un’intesa silenziosa, un tempo si diceva a un’amica e lei andava a dirglielo a lei…

Lui gli dice, lei guarda.

Il messaggio a lui gli è arrivato chiaro, non può come vorrebbe, perché è una situazione molto molto delicata e allora deve o interessare qualche amica che possa sapere un pochino come vanno le cose; per andare sul sicuro sennò lei diceva «ma chi te l’ha dette queste cose?!»
Ci vuole molta attenzione, non è una cosa semplice; l’amore si può anche dirlo.

Renzo, Liliana, Bruna, Duilia, Fina, Pina, Patrizia, Erina, Nada, Enrica, Susanna, Linda, Fernanda, Jacopo, Veronica, Lorenzo, Valentina, Silvia, Alice, Stefania

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Verde è la speranza, oro è la potenza

5/4/2018 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

Celestino è un colore bello che non si vede in nessun posto; io sono stata anche in Germania!
È un colore antichissimo e mi fa sentire bene come se il Signore ci desse qualcosa.
Mi ha colpito la profondità; come se in fondo, una chiesa con l’altare. Anche i colori sono belli. Un’idea di riposo, la prospettiva, vedo una finestra…
Son tutti da colpire; son tutti da guardare, da toccare da rivisitare. Bello, un c’è bisogno di girarci intorno!
E quel rosso bordeaux forte, l’ha messo da tutte le parti, almeno cinquanta!
Il verde, il giallo, un rosso; si vede che a quei tempi usavano quei colori; non c’è altra spiegazione, son fatti benissimo.
Il vescovo, lo vedevo sempre, nella chiesa; mi disse: «non ti avvicinare tanto, che tu vai nei guai!». Sono severi, ognuno parla per sé, senza dare tanta confidenza. Il colore glielo hanno messo perché è un colore potente e gli hanno mandato anche le scarpe…
Mi pare che quel cappuccio illo tempore era molto alla moda…
A Benozzo gli pareva di far bene a fare in questo modo
Il turchese, ce n’è tanto…il cappello, quello lì che mi fa pensare a quei cappelli che vanno di moda ora…
Quel verde, il mio colore preferito
Verde è la speranza, oro è la potenza; rosso, perché il rosso è bello, rosso cardinale.

ROSSO COME…

Rosso come il fuoco, sangue, anche
Una mela
Rosso come il PC (Partito Comunista) anche se io un’è che son Comunista
Rosa rossa
Come un pomodoro di quelli che nascono nell’orto, il naso di un clown, le guance di un bambino.
Arancia…arancia rossa
Dispettosa!
Il cappello di Babbo Natale
Un mattone, un vestito, come il sipario del teatro, come la bocca, la lingua, come la notte, la ciliegia.
Un rosso bello

VIOLA COME…

La melanzana
Come la Fiorentina! Facciamo il Giglio, come la mammola
Un acino d’uva, come un campo di lavanda, un vestito viola
Il tramonto.
Il lillà…ci dice e non ci dice…una camicetta
Un glicine che dà calma e tranquillità.
Non mi viene in mente, questo era difficile
Una susina, rimane chiaro così, un nome, un fiore.

ROSA COME …

Un’emozione.
Un profumino, leggero ma bono
La canzone “Donna Rosa”, rosa come… peccato,
E’ bella, ci sono tante cose per esempio vasi, bicchieri e capotavola…tutte le cose, mi sembra il migliore…
Rosa pesco.
La Malizia!
Mi piace…li vedo che sono a fare la spesa ma non importa
Elena, perché la mia bambina vuole tutto rosa
Rosita, la Pantera Rosa.
La dolcezza, un fiocco rosa, la pelle, la primavera.
La tenerezza, come la pelle dei bambini.
Lo zucchero filato.

 

Anna, Gina, Santina, Paola, Fina, Sergio, Renato; Stefania , Silvia , Alice , Valentina, Cristina, Susanna, Jacopo, Grazia, Patrizia, Pina, Debora, Giampiero, Barbara 

 

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