Lontani ma vicini a Empoli

Jacopo Carucci detto il Pontormo, San Michele arcangelo, particolare, Chiesa di San Michele Arcangelo, Pontorme, Empoli

Rsa aperta Casa della Pace Mantova 
Sergio e Iris
“BURCA. DI ORIGINE BULGARA”

Scena casalinga. Un bimbo che richiama l’attenzione dei parenti!
E’ un bambino che non ha problemi per quanto riguarda il cibo, ha 4 o 5 anni. Si lamenta per la presenza di questa gamba che gli si para davanti!
Si chiama Briscola e vuole giocare con una palla, ma viene ostacolato da un uomo, un parente, Burca di origine bulgara.
Non è un giallo, è una scena familiare.
Si lamenta , piange vuole esser libero, si avvilisce al punto di urlare il suo dispetto…nessuno lo ascolta… fino a che potrebbe lasciare uscire le sue feci. La mamma Angelina si accorge che il bambino non è felice e interviene riportando la normalità nella situazione familiare.

RSA Chiarugi di Empoli
Gioacchino, Carlo, Carole, Sergio, Niccolò, Iva, Mauro Mo., Ambrogina, Monica, Norina, Norma, Anna Maria, Mara, Gianna, Emilia, Agnese, Luca
“E ALLORA PUÒ’ DARSI CHE LO LASCI IN PACE!”

Mi piace il ragazzo col pallone. Quell’altro forse glielo vuol levare.
A me è una gamba che è artrosi, perché la parte della coscia è di più gonfia, e vicina al ginocchio, la rotola, ell’è più grossa. Anche la gamba che tocca la spalla di un bambino, che ci ha la palla, e lui apre la bocca perché sente male.
Mi piace come tiene il pallone colla mano, sollevato da terra.
La sinistra, mi pare. Sì, la sinistra.
Sembra che quell’altro gli stia montando addosso pé togliergli il pallone.
Mica tanto. O che è bellina?: la faccia del bambino sotto le gambe di qualcheduno.
E questa non si sa se è una vita o un culo. E questa palla quassù, a che serve?
Sì, mi piace; ma non saprei che dirti. Bellino. Mi vien da piangere.
La vedo bene, invece. Mi garba quassù; mi garba qui, i piedi; e qui – che è qui? La mano.
È anche una bella faccia. E questo incrocio di gambe.
A me mi garba tanto. Una faccia quasi troppo bella. Piano piano mi è garbato tutto.
Si vede solo il viso del bambino. Bisogna dì che ce n’è di più belli: brutto non è ma ce n’è per meglio. Anche l’occhio vuole la sua parte. Questo qui per esempio non mi piace. Mi sembra stupido, a tené il capo sotto un piede.
Può darsi benissimo che gli voglia dà una pedata.
Il bambino è disperato, poerino, sembra che pianga. Gli sarà cascata la palla. Non mi convince, mi dispiace di questo bambino disperato… i bambini, poerini, soffrono, vogliono subito il gioco.
Non so dove potrebbero essere, è troppo nero, tutto.
L’ha un po’ di violenza!
Questo piede sulla spalla non è molto carezzevole: significa potere.
E la faccia del bambino esprime quasi terrore, o comunque spavento. La bocca aperta e gli occhi un po’ sbarrati. Si sente oppresso e prigioniero di questa stretta. A parte la spalla, anche l’altra gamba gli fa da gabbia, da prigione. È un’abbrancatura, come se lo cavalcasse veramente.
Occhi sgranati bocca spalancata, impaurito, quasi terrorizzato [il bambino] pensa:
“che farà questo qui che mi è piombato addosso?”. “Come mai?”. “Cosa mi succederà?”.
Pensa che gli toglie il pallone e lui non glielo vuol dare.
Però il giocatore spinge la spalla al bambino.
Forse è impaurito, vuole protezione, chiama la mamma: “Mamma mia, voglio andà via!”.
“Mi fa male! Perché m’ha messo il piede sulla spalla? Pé togliermi il pallone. È mio! Sì, è mio!” Un so se dice “ohi! ohi!” o se urla e basta, e piange.
Però gli occhi li ha aperti, non è che sia una bizza.
Io [al suo posto] direi “Me la cavo da me.”.
Chiede aiuto e chiama la mamma: “Mamma aiutami! Mamma aiutami!”.
(Pè me pole chiamà anche il babbo). Finché c’è la mamma, non gli facevan male, la mamma non lo sopporta.
Però è difficile che [la mamma] senta: non si vede una figura della mamma.
A patire, e basta. È un bambino disperato, co’ questi piedoni che s’è messo sopra.
Meno male un ho patito mai: se mi davano una pedata gliene davo due – sò ignorante, io.
Ora tira la palla e colpisce quell’omaccione che ha sopra di lui (dalla posizione della palla sembra in posizione di lancio, come negli sport americani).
E allora può darsi che lo lasci in pace.

RSA Casa Ciapetti – Castelfiorentino, sede via Timignano
Gianfranco, Leopoldina, Fiammetta, Marcello, Fabio.
“VORREBBE MA NON PUÒ”

Un uomo o una donna
Gli vuol fare del bene
Lei si chiama Maddalena
Giosuè il bambino che ha
un sasso in mano
ha paura che la donna glielo prenda
è impaurito e si vuole difendere
e pensa: «salvatemi!»
L’essenza della vita

RSA Casa Ciapetti – Castelfiorentino, sede Pieve
 Anna, Giovanna, Carla, Angiolina.
“QUALCOSA C’ERA”

Gesù è protetto dall’angelo Isaia
Ma i che…
Il bambino ha visto un’avvenire e quello è unico.
Si sente male, si vede dalla faccia,
è strana
vuole allontanare il peso di questo uomo
e sta per dire: «Aiuto!».

RSA Il Castello, Montelupo
Daniele, Silvana, Vanda, Inge, Nella, Dilva, Graziella, Renzo, Vinicio, Vania, Silvano, Mara
“SIAMO VECCHI E CI SI AVVICINA”

Un senso di minaccia. Tenerezza. Viene voglia di reggere il bambino…
Il bambino è spaventato: è una posizione balorda, non normale. Il bambino è come rovesciato: si vede il culo! Si si quello è un culo!
Tanti bambini stanno gnudi!
La palla potrebbe essere un mondo: confusione.
Sembra che giochino, gioca con una palla. E la guida col piede. Il bambino sembra soppresso dalle gambe che lo pestano: lo tiene fermo.
Per me è Christian [il fisioretapista, ndr]. Che ci fa la palla!
Lo tiene fermo perché vuole scappare e lo ha tenuto come ha potuto. Gioca, gli tiene la testa per non fargli prendere la palla.
Non sente male. Sente l’affetto della persona che lo tiene.
I piedi sono di un uomo e sono brutti: c’ha i diti deformi, piegati. Si sarà fatto male. O è vecchio. O lavora scalzo.
I piedi son del padre: sono robuste (le gambe), di tutti e due. Il bambino vuole giocare ma il babbo non n’ha voglia!
É un maschio, si vede dai capelli, dalla faccia. Si chiama Paolo e il babbo Giuseppe.
Stanno giocando in casa, si vede dal dietro, le stoffe alle pareti, la parte della poltrona scura, un mantello. È notte.
(Paolo) Ha la bocca aperta: si sta lamentando, il piede spinge troppo. Mi pare che strilli! Fa fatica! ci sta male! “Ohi! Ahia!”
Ci s’è infilato lui in quella posizione ma ora si sente il peso che gli dà noia. Cerca di scappare, il babbo alza il piede e lui “Via” con la palla in mano! Poi però lo riprende, lo piglia in collo e se lo bacia tutto!
(Da bambino ) io ero monello! Una volta mi messero in gastigo in una stanza e c’era la finestra aperta e scappai via! Poi c’era un fabbro teneva la saracinesca aperta con un palo, quando passavo di lì “via” glielo levavo!
Io col babbo ci facevo le lezioni.
Io ero bona, si giocava al leone, salti per lungo e in alto!
Io ero in collegio, dovevi sta’ bono sennò era un casino!
Io ero mezza e mezza, come tutti bambini!
Io giocavo dimorto con le bambole. Belle a quei giorni! Grandi!
(Vi piacciono I bambini?) Tanto! Da morire!
(Perchè?) Sono belli. Sono nostri. Sono la nostra continuazione.
Sono teneri, simpatici. Sono parte di noi.
(Siete nonni? Com’è essere nonni?) Gli si vole più bene che ai figlioli (ai nipoti). Siamo vecchi e ci si avvicina, ci si comprende meglio. Si comunica meglio coi giovani, coi nipoti. Meglio che coi figlioli.

Rsa Le Magnolie – Firenze
Vittoria, Liliana, Giordano, Carla. Ester, Onorina, Lorenza, Marcella, Lucia, Giulia
“CI PESANO GLI ANNI E ABBIAMO I NOSTRI PENSIERI”

È una brutta immagine perché ci sono dei piedi addosso ad un bimbo.
Ma questo piede sopra la spalla del bimbo che vuol dire?
Ci sarà un significato?…
La trovo volgare perché sembra che voglia fare degli spregi al bambino.
Il bambino ha una palla in mano. a me sembra più una mela che una palla, sì, insomma roba tonda.
Un bambino che è prigioniero di un anziano che non vuole farlo giocare.
Sembra che voglia mettere la palla nel cestino: come fa, poverino, in queste condizioni, a mettere la palla nel cestino: ha un piede sulla spalla!!!
Mi pare Gesù Bambino da come è bellino.
Gesù Bambino no! un bambino che vuole giocare.
Come si chiama? E chi lo sa!
Chiamiamolo Cristel o Antonio.
Ha la faccia di un bambino ma non è piccino.
Ha 5 anni anche più.
Il bambino sente rabbia perché lo fermano e non gli fanno fare quello che vuole.
Dal viso sembra che abbia rabbia e dolore.
Eh! Sentirà anche dolore!
Ha la bocca aperta e dirà: «Ohioi! Ohioi!»
Non può dire altro, da come è messo non può dire nulla.
Lo tiene perché ha paura che cada?
No, perché è seduto.
Sarà un bambino vivace… non si possono tenere fermi i bambini.
Si vede che è geloso di lui perché è felice e vuole giocare.
È cattivo e se la rifà con lui.
Da anziani non si sopporta più nulla.
Ci pesano gli anni e abbiamo i nostri pensieri.
Sarà un padre severo …
Io dico di no, un padre non lo farebbe mai!

Rsa Le Vele, Fucecchio
Pietro e sua moglie Patrizia
“MA CHE SI TIENE UN BIMBO A QUESTO MODO?!”

È un bambino grassoccio che si sta rompendo i coglioni, perché l’hanno messo lì senza dirgli cosa deve fare. Ce l’ha messo qualcheduno di casa.
Ha la bocca mezza aperta come per dire: “Oh leva un po’ questo piede… Dev’esse di su’ ma’, è un piede di donna. La bocca è mezza sorridente … però non è proprio sorridente, no! Forse non gli garba avere il piede sulla testa.
In mano par che tenga una palla… un coso tondo. È nudo… ma poi non capisco perché debba esser nudo. Piglia freddo e basta. Forse dovrà fare il bagno.
Tiene la palla in mano pe’ tenella, affinché non caschi… forse la vuole lanciare, ma a chi? A chi sta dietro. C’è una donna che tiene un piede sulla spalla di un bambino… no, non è normale. Non vuole fargli del male, ma è un modo di fare che non è normale.
I colori rappresentano i colori di una persona, di un bimbo, e della sua mamma.
Che gliela volessero levà, la palla? Non credo, forse non vogliono che lui la lanci, però perché lo tengono nudo così… non è tenuto bene. Non si tiene un bimbo nudo così.
Rosso. Mi fa pensare che c’è la donna, la mamma… Ma che si tiene un bimbo a questo modo??? Eh un va bene!!

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione:
Jole
“QUESTO ROSSO E’ PROPRIO BELLO”

Mah! Eh un te lo so di’. È un bambino, anzi parrebbe quasi sotto a tutte le pecche… Poverino, la gambina l’ha sotto e l’altra sopra, e ha le gambe di qualcheduno sulla spalla… perché gli pare d’esse bravo, invece è un imbecille che mette i piedi sulla spalla del figliolo. Oh chi sarà? Qualcuno che fa fare quello che vuole agli altri.
Il bambino pensa: “Ma che mi fanno? Ma che fai? Mi fai male!” Si sente male, fa quello che gli dicono, però patisce, si. La gamba è di un omo, una persona grande, ha la gamba così lunga… Certo, se fosse su’ pa’, non avrebbe cervello… oh che si mette un piede così sulla spalla di un bambino?!
Il figliolo ha nella mano un palla dura, sta pe’ lancialla nel capo di qualcheduno, magari la tira sul piede di questo bischero!
Il bimbo ha la bocca aperta perché stava per dire qualcosa, ma non gliel’hanno fatto dì!
Io ero una bimba ubbidiente… bisognava, perché il mi’ babbo voleva la ragione, non c’era via di mezzo. Poi, per l’amor di Dio, faceva di tutto per accontentarmi, ma la ragione la voleva, eccome!
I bambini son belli, mi garban tanto, specialmente quando hanno le maniere belline… non posso dire di certo che io odio i bambini!
Il rosso è bello, ma non quello delle malattie. Quello proprio no… Questo qui è proprio bello!

RSA Meacci Santa Croce S/A
Ida, Maurizio, Paolo, Loriana, Mara
“NON PASSAVA GIORNO CHE NON NE TOCCASSI”

C’è un bambino e una donna … no, non è una donna perché le donne a quei tempi avevano i vestiti lunghi!
È un bambino o una bambina e un’altra persona
Mettere i piedi sulle spalle di un bambino mi sembra una cosa grossa, che non va bene …
È uno spregio, un sopruso, lo tiene fermo con la forza!
No … gli mette i piedi sopra per gioco, forse ballano
Il bambino è serio, forse soffre e ha un pallone, vorrebbe piangere, vorrebbe dire che non va bene così!
Pensa alla sua mamma
Le gambe potrebbero essere anche quelle del suo fratello! Allora giocano! Forse è cascato …
È in carne però!
Sembra che pianga, o che abbia paura di qualcosa! Allegro non è
A me da piccino mi brontolavano sempre, per una cosa o per un’altra, il mi’ babbo mi bacchettava alle gambe … ero vivace, non passava giorno che non ne toccassi.. e non mi piaceva andare a scuola!
Nemmeno a me mi piaceva la scuola!
Io invece con il mi’ fratello ci litigavo sempre!

RSA Santa Monica, Bagno a Ripoli
Gina, Marilena, Liliana, Anna, Ines, Silvana
“UN BAMBINO SPAVENTATO”

Roberto è un bambino di un anno e mezzo ed è disteso sul letto.
C’è una persona che lo guarda e lo tiene fermo.
Sono i piedi di un uomo, sarà sicuramente il governante.
Roberto ha la bocca aperta perché è piccolo e spaventato. Ha la faccia triste perché vuole la mamma, gli manca tutto a quel bambino. Chiede aiuto perché vorrebbe giocare con la palla che ha in mano, si potrebbe pensare che arrivi la mamma a salvarlo, ma c’è un uomo che lo tiene quindi sicuramente arrivano entrambi i genitori e dopo vanno tutti in montagna o al mare dove i bambini si divertono.

Rsa Villa Michelangelo, Lastra a Signa
Michela, Franca, Adele, Giampaolo, Marta, Roberta
“IO LO MENO”

C’è uno che tiene un bambino tra le gambe, c’è una bestia a sedere su un pallone, si vede una gamba sì e una no, in ha due palline.
Un bambino tra le gambe della sua mamma e un pallone.
Il bambino è nudo, pare spaventato e si strozza con il collo così piegato. Questa creatura ha paura – si nasconde.
Troppo scontato, è questione di logica: l’uomo è di sicuro un familiare, suo padre.
Il babbo per menarlo lo tiene stretto fra le gambe: se si move il suo babbo lo pesta.
Il babbo lo deve punire, ha paura, doveva studiare, non l’ha fatto.
Via! Avrà cinque anni … che si studia a quell’età!
“Da oggi non andrai più fuori per tre giorni”.
Il bimbo risponde “io vo fori lo stesso”.

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