Dentro al nostro cuore

27/9/2018 Biblioteca Pablo Neruda, Capraia e Limite – Poesia integrata  con “Dentro il  mio cuore” di Fernando Pessoa ( le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti)

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti dove sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre ed oblò,
o dai ponti di poppa delle navi,
sognando,
e tutto questo, che è tanto, è poco per quello che voglio.
Cosa porto nel cuore non lo do a nessuno:
siamo partiti in un modo e finiti in un altro.
Del mio cuore me ne sto prendendo cura da poco,
ma sto facendo un bel percorso.
Sono in difficoltà,
ma so di essere innamorato della campagna.
Non passa giorno che non pensi alle mie nonne,
due persone importanti per me.
L’immagine di un bimbo con una canna da pesca,
il fiume che scorre e tanti cicale assordanti porto nel cuore.
Porto nel cuore mio marito
che mi guardava mentre dormivo di notte
e la musica: la lirica, la Boheme, L’Aida e tutte le altre.
Mia figlia Marta, mia sorella Susanna e mio marito Carlo porto nel cuore.
Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato,
ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi,
ho fatto esperienza di più sensazioni di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.
Mi sarebbe piaciuto viaggiare, ma non ho potuto,
così ho viaggiato con la mente
per campagne, musei, lungo l’Arno e dentro i libri.
La città più bella che ho visto è Firenze
ed altre cittadelle stando una giornata o coi parenti.
In Svizzera o a prendere il caffè o la pastasciutta all’Isola d’Elba.
Mia mamma non mi lascia viaggiare,
ma ho viaggiato in molti continenti:
in Nepal mi sono confrontato con altri viaggiatori
e di gente ne ho conosciuta tanta.
Ho viaggiato poco perché ho lavorato tanto,
ho studiato meno di quel che avrei voluto,
ma non voglio lasciare i miei
anche se ho sempre le valigie pronte.
Non bisogna mai pentirsi delle scelte fatte, però.
Non so se la vita è poco o molto, per me.
Non so se sento troppo o troppo poco, non so.
Sia come si vuole dovrebbe essere un’altra cosa
Più vicina a ciò che penso, a ciò che penso o sento,
che non so cosa sia, oh vita.
La vita mi piace tanto tanto.
E’ avere avuto i figli piccini
ed averli aiutati a diventare uomini e donne.
La vita è il modo di campare.
Deve essere una buona cosa
e bisogna sperare che non accadano cose che ci facciano del male.
La vita è un’altalena meravigliosa.
Si va su e giù in continuazione, ma è affascinante!

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La barca

19 settembre 2018 – Centro Espositivo della cantieristica, Capraia e Limite

Il fiume mi fa vedere un po’ dappertutto anche se io andrei solo vicino, non mi piace viaggiare in barca; anche vicino va bene, basta andare.
Siamo già nell’acqua, il vento soffia sulle vele e ci spinge sopra il Tigarga lungo il fiume.
Pesca un po’ troppo nell’acqua , ma va dove la mandano…
E’ una parola grossa dire dove, ma sicuramente una direzione ce l’ha; probabilmente fa dei viaggi piccoli o arriva fino al mare.
Mi piacerebbe salirci, risalirei controcorrente; mi fa pensare alla vita e mi lascio portare dove mi porta.
Non c’è da chiedersi troppo, si va dove ci porta il vento e io vado sempre con Paola.
Per avere le cose precise bisognerebbe stare sempre soli, ma stare insieme è importante e quando vado in giro sto sempre bene e io vado ovunque con Paola.
A saperlo dove ci porta! Magari a stare sulle tre caravelle di Cristoforo Colombo!!
Andrei dove ci sono persone che leggono, partirei da Signa e andrei su; mi metterei d’accordo per farmi aspettare a casa quando torno da un’isola.
L’Arno era importante per tutti i versi: ci dava da campare ed era pescoso, ci si andava a rischiarà i panni e ci garbava facci il bagno, ma con la barca non ho problemi e posso girare tutto il mondo!

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Che vuoi che ci sia in un pezzetto come questo?

28/6/2018 Biblioteca Renato Fucini – Certaldo

Ma che è questa macchina? Sembra quella per fare le giunte, è una bella soddisfazione!
Il sindaco era orgoglioso di essere il primo laureato di Certaldo e chiese di andare a prendere i ragazzi da casa per portarli a scuola. Una volta a settimana avevano il rientro e gli dicevo “a buon intenditore poche parole”. Cerchiamo di educare i nostri nipoti sennò poi non ci rispetteranno. Nonostante io abbia 90 anni, se c’è un libro o una discussione…la scienza mi piace; tutto quello che è istruzione è scienza.
Perché aiuta a conoscere il mondo
Da tutte le parti, non solo a Certaldo. Fino a quando siamo vivi bisogna ascoltare e essere ascoltati. La psicologia…se non sei in gamba…
La scienza un mi garba per nulla. A me mi dole i denti!
Mi appassiona ma non ci capisco nulla, mi piace
Ci vole anni, puliti brillanti sennò non ci s’arriva. Ciuchini diplomati. C’è la gente così a vederla. Io ho fatto la terza elementare.
Sarebbe bello, mi garberebbe, è che non mi vengono le parole, l’altro giorno provavo a raccontare di quando siamo andati a Certaldo alto non avevo le parole per raccontaglielo. Gli è garbato! ________ a Certaldo ci sono diversi garage! Lo scienziato  soffia e ha pazienza.
L’inventore della pila, che era di Como, poi dopo ha sviluppato tutto perché con la batteria, anche a Como c’è il museo di A. Volta; in sintesi in Valtellona ve lo ricordate il Vajont, per fare la corrente elettrica. Con le dighe si produceva corrente elettrica.
Il microscopio ha 400 anni!
Mamma! Che pensiero!
Nonostante la mia esperienza di vita, il lavoro e tutto quello che ho conosciuto, ancora sono disposto a imparare: “Prima avevo il ticchettio poi la sveglia!”
Io trovo la poesia quando guardo al microscopio! I libri parlano bene!
La cipolla?(Si indica le cipolle dei piedi) – un c’aiuta tanto!
Che vuoi che ci sia in un pezzetto come questo?!?!
Guardando la cipolla al microscopio, che bell’impiantito! Che mattoni!
Bellissimo sembra un rosone di una chiesa!

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Se son sorde tutte, son sorda anche io

7 giugno – Casa Boccaccio, Certaldo

Sembra una cosa nuova. Il giardino è un posto dove si sta bene.
Mancano gli alberi, i cipressi sono alti e non fanno ombra
Tanti colori, vorrei tanti colori.
Spazioso
Avvolgente, così chiuso il tempo che scorre lentamente, pace e serenità.
Porta gioia, tranquillità.
Non l’ho visto mai in vita mia.
Un giardino straordinario. Bello, bello. Mi garba tanto quella fontana di acqua.
Ho girato il mondo, ma una cosa così bella, non l’avevo mai vista.
Io ho girato anche poco. Al più sono andata a Arezzo! Gli è un bel giardino.
Io amo gli animali e qui ci sto bene, mi sento osservato, dai piccioni, guardano a me!
Dai a me!?
Un luogo molto bello, rilassante… accogliente, avvolgente. Viverlo!
Farlo vivere. Un luogo della lentezza. In una sola parola. Ordine!
È tutto in ordine qui!
Potrebbe essere l’occasione
L’acqua
Una cosa bella. Ghiacciata. Calda. Molto fresca. Non mi è sembrata tanto fresca. Tranquilla. Calma e tranquillità. Proprio bello, da starci.
Sonora, sprofondante. Bellissima.
Tutto molto lento. Lenta….Io adoro l’acqua, carezza, liscia. Da qua sempre liscia, calma, invitante. Io non ho sentito nulla. Silenziosissima, sono sordo!

Se son sorde tutte son sorda anche io!

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Il vento

31/5/2018 Biblioteca Indro Montanelli, Fucecchio
Poesia integrata – Il Vento di Gianni Rodari –(le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)

 

Se mi piace il vento?!
Mica tanto! Spesso è fastidioso,
se è ghiaccio poi… blocca la circolazione del sangue…
UUHH… UUHH… E spettina…
A me fa sentire triste… che noia…
Però… se non è forte… mi piace!
Aiuta il respiro, porta il profumo dei fiori… è primavera!
Mi smuove i capelli e… mi piace!
e quando è caldo mi fa sentire bene.
Sulla spiaggia sii!!!
Quando mi avvolge mi sento libera, leggera
…e mi sembra di volare!
Un po’ di paura… ma libera!
Perchè porta via le cose brutte…il vento.

Il vento è un viaggiatore:
viaggia e viaggia
dal monte alla spiaggia.

Io non voglio andare, è un pericolo!
Può far cadere qualcosa e ti arriva in testa!
Io voglio che mi porti al mare, tutti al mare!
Per vedere le onde che fa il vento
in qualche posto bello, da una persona a me cara…

E mai non sa trovare
un posto per riposare.
Il vento è un pastorello,
le sue pecore e l’agnello sono le foglie morte.
Il vento è un musicista:
il suo pianoforte è il bosco intero,

Vorrei cantare quando c’è il vento,
così porta lontano la voce e qualcun altro la può sentire
e cantare con me!
Ma il vento proprio cantare… non canta…
Fischia! FFFIUHHH… quando è fra gli alberi.
Gira.. Se tira freddo mette tristezza
e ti fa pensare… anche se tante cose non le ricordo più…

Con la betulla bianca e il pino nero.
Suona, suona e non si stanca…
Suona una musica senza parole,
ma – chi la sa capire-
la sua canzone vuol dire:
“Via le nuvole! Fuori il sole!”

Via i pensieri brutti, la malinconia, i nostri malesseri,
la noia e la tristezza,
che porti via le nuvole e le cattiverie
… e lasciare le cose buone… quelle meglio.

Giovanna sullo scoglio

24/5/2018 Museo Civico, Fucecchio

Oh chi è, un lo so, un la conosco.
Per lo meno sta bona bona… ma com’è nera!
Mah, secondo i miei occhi è fatta male, la forma… por’omo, pare patito, forse ha mangiato poco, ha le gambe sproporzionate. Sai, erano altri tempi.
“Oh tesoro! Scusa se t’ho parlato male!”
Ma cos’è?
È un maschio.
Sembra una femmina.
Forse un ragazzino a sedere.
Mah, un omo non mi sembra.
Ah, io se avessi visto un omo così, con quel viso, un lo avrei degnato di uno sguardo.
Se fosse ritto si vedrebbe meglio.
No! un ragazzino non è.
Una ragazzina 20 anni ecco cos’è!
C’ha i lineamenti dolci, è una femmina sì…anche se ha un po’ poco petto ma sai, non si
può mica avere tutti il petto grosso.
Ma non lo sapete davvero chi è? Si chiama Giovanna! È la fanciulla che guarda l’orizzonte, lì seduta su uno scoglio come una vedetta. L’hanno messa lì.
Sta seduta e vàttela a pesca che farà! Pare guardi qualcosa, cosa non si sa, ferma lì, come bloccata mentre si muoveva, meravigliata da quello che sta guardando: la spiaggia, l’orizzonte, le persone, i giochi… c’è qualcosa che le piace.
La chiamano, si gira perché una voce la chiama. La mamma la chiama perché è tardi ma lei sta ferma, lì sullo scoglio ferma ad aspettare. Curiosa si regge per non cadere guardando dritto, guardando avanti, guardando indietro, guardando noi che diventiamo bischeri a far finta che sia viva e ride…
…guarda noi e sembra una di noi ormai, anche se è in ritardo e la chiamano sta qui con noi, perché sta bene come me che i primi giorni mi vergognavo a dire le cose e ora che li conosco tutti ci sto bene qui, proprio come lei.

 

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Profondo da far paura!

21 maggio 2018 – Palazzo Pretorio, Certaldo

Lavoravo in un tacchificio. Smettevo di lavora’ e andavo a lavora’ da un’altra parte fino alle 6 di mattina. Volevo compra’ casa. Hanno portato via tutto, quadri, lavatrice (i ladri).
Mi avevano detto che una volta qui c’erano le carceri. Quante cose che c’è. Appena la vidi mi ha fatto effetto subito i brividi. La chiesa di Certaldo quando s’entra dentro ci viene i brividi se si vede qualcosa che non va. Quando si arriva per la prima volta non è bello … lo vedo bello anche lì sotto. Siamo diventati più furbi perché prima ci tenevano sotto. Io avevo 6 anni o 6 mesi, e si stava alla fattoria di Monte, è rammentato da tutto i’ mondo, è vicino a Certaldo. Non è che io sia beghina però so la mia, a modo mio, però lo so chi era il monte e chi era….Ero misera prima da quando avevo 3 anni io, 2 e mezzo e questo paese fruttava poco perché c’era la fattoria che tutto chiappava e il contadino che faceva? Si leccava l’unghia!
Poi il contadino è diventato i’ padrone e che padrone! E come hanno fatto? Ah, da me un imparano di sicuro!
Quella porta lassù in cima. Questa non è una casa è una villa di qualche cosa, dell’antichità. Che l’ho a dire? Che c’è, un so’! Un vampiro!Io un ho paura di nulla. C’è una chiesetta. Ci potrebbe essere… io sono anche religiosa. Comunque io sarei religioso però quando te arrivi tu resti lì quando sei morto! Non si sa, non s’è provato e non si può sapere.
Signore c’è le cose belle! In centro a Milano!
Il pozzo a quella profondità per esse l’acqua qui…C’è una caldaina che ci si fa la polenta. Noi si prendeva con la carrucola e si tirava su l’acqua. Per farla lucidare si picchiettava tutta co’ i’ martello, grattarla torno torno, picchiettarla bisogna sapè…Ora ho fatto il pozzo artesiano. C’era la conchiglina a San Romano basso, ora passa tanti stranieri tu hai paura che si facciano male.
Come quello che ci si faceva la polenta.
No io non la facevo lì, la facevo nell’appartamento nella cucina.
Non acqua da bere ci si lavava i panni. Le mucche per dargli da bere co’ la carrucola così.
La vita cambia. Nostalgia c’è ma non ci vorrei tornare a quella vita lì. Si andava in montagna a far l’erba con la falce il grano! I’ mi babbo era su i’ ciuco e la mi mamma incinta la portava su i’ ciuco. Io lui non lo rimpiango perché era cattivo, era sempre briaco. Giovanni.  Poi si era in Toscana e i vino c’era!
Noi si faceva i fiaschi e lui li votava poi andava alle botti. Siccome ci morì la mamma di 36 anni noi s’andò co‘ i’ babbo. Affogata a rischiarare le pezze, gli prese male! Le mancanze… “che per l’appunto m’ha a prendere lì” e gli prese. Nella si chiamava. La mi sorella è gemella, due sacchi diversi ci corre un quarto d’ora. Noi s’abitava per andare a Certaldo no ni‘ Pian Grande, ma vicino alla fornace di’ Balli poi ci siamo sistemati, avevo un figliolo di 50 anni e m’è morto i’ marito, era la fine mia è nella struttura io ci sto bene. Le figliole che ci servono son brave, io gli ho rispetto e loro anche. Il pozzo si, ora un ne ricordo. Dove era? A ricordasselo! Come l’ho annaffiate le piante? Co’ l’acqua quando serviva.
Avevo un pozzo con delle possibilità grosse: “Signorina non ci vada perché sennò ci mette nei guai”, ma io ci andavo lo stesso ma ci presi una gran paura. Perché dentro c’è uno scoppio di luci in fondo! E c’era le scale. Ce l’avevo profondo da fa paura!

Anna, Giuseppe, Ilva, Erina, Duilia, Benito, Natasha, Linda, Lorenzo, Patrizia e Susanna, Chiara, Monica, Alice, Stefania e Luca

 

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È senza costume, ma che vuoi che sia!

17/5/2018 Museo Civico, Fucecchio

Bella donna! Ha un bel fisico. Un colore un po’ verdastro…tutto questo verde, questi colori: bisognerebbe ripulirla.
Non è viva. È morta e se un si sta attenti, fa morì anche noi! Io un ci vo vicino, così un la tocco e un mi succede nulla!
Morta?! Per niente! Anzi, sta pensando di raggiungere il cielo! Ha lo sguardo rivolto verso l’alto, perché parla con Dio.
Nel mostrare il braccio è tutta tesa verso l’alto, come a volere assomigliare a quello, per vedere quello che c’è nel cielo. Si lancia nel cielo!
Lei non vuole altro che il cielo!
Io vedo un bel sedere di donna. Si un bel culo! Ma un so se è un maschio o una femmina..è una donna, tutti vorrebbero essere come lei!
Se la vedesse la mi nonna direbbe che ci vole un lenzuolino per coprirla, per un fa vergognare lei! Ma sai, se s’è spogliata per farsi ritrarre ed essere eterna è un gesto d’amore.
Si può anche toccare ma a me di essere toccata così, un mi garberebbe mica tanto!
Io l’ho toccata ma un gli ho trovato i buchi! Io, muah! Le do un bacio, qui perché più lassù un c’arrivo.
Sembra una ripresa. Si muove, esce dal mare e si sgocciola i capelli. La sta in posa, se gli fa piacere alla signora! Si mostra al popolo. Ma gli manca il più e il meglio: un po’ di petto! Non è perfetta. Si vede tutte un l’hanno mica grosso!
Sì, aspetta che qualcuno la prenda, che la faccia sua. Si fa vedere che è una donna che appartiene al suo giro. E lei non ce li vole neanche a casa sua! Più in pace di così
Oh che vuol dì sta in quella posizione lì?! Per me è un nulla! E gli casca anche il capo!
Ma è lei, Aida che ti aiuta, ti fa capire che vuole essere messa a posto. Chiede questo: “ Voglio essere messa così”. Si vuole fa vedé per benino: è un po’ sconveniente eh! Io al posto suo scapperei! O un bel lenzuolino addosso o sennò brontolerei!
Si sta asciugando al sole, è stata al mare.
È senza costume, ma che vuoi che sia!

Calogero, Anna, Arianna, Bruna, Anna Maria, Patrizia, Ave, Maristella, Emanuela, Lorenzo, Susanna, Renzo, Liliana, Piero, Lina, Maurizio, Irene, Dina, Cristina, Rosalba, Carla, Anna, Michela, Elisa, Antonio, Silvia

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Ode al giorno felice

26/4/2018 Biblioteca Comunale Vallesiana, Castelfiorentino

Poesia integrata Ode al giorno felice di P.Neruda (le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

È una cosa difficile:
non è un incontro mentre tu vai in piazza,
è il voler bene a una persona e corrispondersi,
la compagnia dei nipoti
È una parola!
Non esiste il colore della felicità,
quando sono felice, mi sento felice,
benissimo,
quando non sono felice mi sento ammosciata,
quando sono felice mi sento leggera,
aperta,
in comunione con il mondo,
carica,
piena di forza,
invincibile.
Di fronte a certe felicità si è un po’ confusi,

Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,

in  pace con gli altri,
pieno di energie, affronto meglio la giornata,
libero,
sciolto,
invasa dall’amore,
leggera,
più alta di quello che sono,
gratificata,
euforica;

di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.

La più bella di tutti,
la felicità è tutto; la felicità è sentirsi in pace,
vuol dire stare bene con se stessi e con gli altri.
Perché si sta bene,
non ci sono malattie,
dipende dall’essere libero,
poi ci sono quelli con tanti quattrini e quello è un altro tipo di felicità.
Stare in un posto dove gli altri son felici,
volersi bene con il marito,
i figlioli: la contentezza di avere tre gioielli!
Un momento rapido,
fuggevole,
ma intenso da morire.
Ma io non è che patisco,
era bello quando c’era il mi’ babbo,
la mi’ mamma,
ma è meglio se non ci penso,
la felicità è nelle piccole cose,
un nulla può renderti felice.

Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la tua bocca,
lasciami
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché tu respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza,

sono felice quando sono in pace con me stessa,
nessuno o tutto,
ci si sente una cosa misteriosa che ci acciuffano,
che ci pigliano,
un prato,
che mi dà il senso della libertà
e di camminare lontano
fino a raggiungere la meta: questa è la felicità,
camminare,
dormire,
perché dormendo non penso a nulla,
ora,
in biblioteca,
perché sono in compagnia.

Oggi  lasciatemi
da solo
essere felice,
con tutti o senza tutti,
essere felice
con l’erba
e la sabbia,
essere felice.

Ora sono felice perché sento che mi vogliono bene,
sono tantissime altre cose,
la condivisione delle emozioni,
sono felice quando sto con la gioventù,
quando i miei ragazzi son felici,
la tranquillità,
la serenità,
la salute.

 

Anna, Renzo, Susanna, Dina, Cristina, Maristella, Liliana, Guidetta, Nilvana, Santina, Veronica, Gianfranco, Linda, Morando, Sonia, Debora, Giuliana, Lorenzo, Ilva, Patrizia, Lucia, Stefania, Silvia, Alice, Anna Maria

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Lui gli dice, lei guarda

19/04/2018 Museo d’Arte Sacra di Santa Verdiana, Castelfiorentino

Guarda che tipino che è! La vita, il fisico, la persona…
È un po’ più stretta: un tipino!
La giovinezza che gli ha dato! Perché non è mai invecchiato, se sta lì non è mai invecchiato! Facciamo un po’ a turno, ci si viene anche noi!
Questa qua più distinzione, a Madonna, a donna
Lei guarda un po’ in qua, lui guarda lei. Fanno a guardarsi, si guardano, si vogliono bene, io penso.
Ma loro son sempre a questa maniera; loro quando si guardano sembra che siano sempre giovani, siamo noi che si peggiora, si cambia volto. Io l’anni un ci penso più nemmeno, loro un pensan più nulla…
Pensano di essere un po’ innamorati, dagli occhi sembrerebbero, tutti e due…
Dallo sguardo si vede subito tutto, son due innamorati!
Lei potrebbe pensare da andà da lui ma un pòle andà!
«Gnamo bello! Vieni amore!» Ma non è possibile, perché non sono più persone vere, sono statue! Bisogna cambiarle se si vuole che si muovano, il discorso torna, perché son di pietra!
Ma lei lo chiama!
C’era questa abitudine che una donna non poteva mai prendere l’iniziativa, è vero!
Sì, lui può andare da lei…gli uomini avevano un’altra possibilità,
le donne potevano fare poco ma quel poco era sempre importante; c’era un’intesa silenziosa, un tempo si diceva a un’amica e lei andava a dirglielo a lei…

Lui gli dice, lei guarda.

Il messaggio a lui gli è arrivato chiaro, non può come vorrebbe, perché è una situazione molto molto delicata e allora deve o interessare qualche amica che possa sapere un pochino come vanno le cose; per andare sul sicuro sennò lei diceva «ma chi te l’ha dette queste cose?!»
Ci vuole molta attenzione, non è una cosa semplice; l’amore si può anche dirlo.

Renzo, Liliana, Bruna, Duilia, Fina, Pina, Patrizia, Erina, Nada, Enrica, Susanna, Linda, Fernanda, Jacopo, Veronica, Lorenzo, Valentina, Silvia, Alice, Stefania

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Verde è la speranza, oro è la potenza

5/4/2018 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

Celestino è un colore bello che non si vede in nessun posto; io sono stata anche in Germania!
È un colore antichissimo e mi fa sentire bene come se il Signore ci desse qualcosa.
Mi ha colpito la profondità; come se in fondo, una chiesa con l’altare. Anche i colori sono belli. Un’idea di riposo, la prospettiva, vedo una finestra…
Son tutti da colpire; son tutti da guardare, da toccare da rivisitare. Bello, un c’è bisogno di girarci intorno!
E quel rosso bordeaux forte, l’ha messo da tutte le parti, almeno cinquanta!
Il verde, il giallo, un rosso; si vede che a quei tempi usavano quei colori; non c’è altra spiegazione, son fatti benissimo.
Il vescovo, lo vedevo sempre, nella chiesa; mi disse: «non ti avvicinare tanto, che tu vai nei guai!». Sono severi, ognuno parla per sé, senza dare tanta confidenza. Il colore glielo hanno messo perché è un colore potente e gli hanno mandato anche le scarpe…
Mi pare che quel cappuccio illo tempore era molto alla moda…
A Benozzo gli pareva di far bene a fare in questo modo
Il turchese, ce n’è tanto…il cappello, quello lì che mi fa pensare a quei cappelli che vanno di moda ora…
Quel verde, il mio colore preferito
Verde è la speranza, oro è la potenza; rosso, perché il rosso è bello, rosso cardinale.

ROSSO COME…

Rosso come il fuoco, sangue, anche
Una mela
Rosso come il PC (Partito Comunista) anche se io un’è che son Comunista
Rosa rossa
Come un pomodoro di quelli che nascono nell’orto, il naso di un clown, le guance di un bambino.
Arancia…arancia rossa
Dispettosa!
Il cappello di Babbo Natale
Un mattone, un vestito, come il sipario del teatro, come la bocca, la lingua, come la notte, la ciliegia.
Un rosso bello

VIOLA COME…

La melanzana
Come la Fiorentina! Facciamo il Giglio, come la mammola
Un acino d’uva, come un campo di lavanda, un vestito viola
Il tramonto.
Il lillà…ci dice e non ci dice…una camicetta
Un glicine che dà calma e tranquillità.
Non mi viene in mente, questo era difficile
Una susina, rimane chiaro così, un nome, un fiore.

ROSA COME …

Un’emozione.
Un profumino, leggero ma bono
La canzone “Donna Rosa”, rosa come… peccato,
E’ bella, ci sono tante cose per esempio vasi, bicchieri e capotavola…tutte le cose, mi sembra il migliore…
Rosa pesco.
La Malizia!
Mi piace…li vedo che sono a fare la spesa ma non importa
Elena, perché la mia bambina vuole tutto rosa
Rosita, la Pantera Rosa.
La dolcezza, un fiocco rosa, la pelle, la primavera.
La tenerezza, come la pelle dei bambini.
Lo zucchero filato.

 

Anna, Gina, Santina, Paola, Fina, Sergio, Renato; Stefania , Silvia , Alice , Valentina, Cristina, Susanna, Jacopo, Grazia, Patrizia, Pina, Debora, Giampiero, Barbara 

 

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Il sogno

29/3/2018 Biblioteca Balducci, Montespertoli
Poesia integrata – Il Sogno di Wisława Szymborska ( le sezioni in corsivo sono le integrazioni alla poesia dei partecipanti all’attività)

 

Il mio caduto, il mio tornato polvere
assunto l’aspetto che ha nella fotografia:
sul viso ombra di foglia, conchiglia nella mano
si avvia verso il mio sogno

e vedo un bambino, lo vedo crescere.

Cammina per tenebre da mani spente
per vuoti aperti verso di sé per sempre
per sette volte sette e poi sette silenzi.

Appare all’interno delle mie palpebre
in questo solo mondo a lui accessibile
Gli batte il cuore trafitto.
Si alza il primo vento nei capelli.
Tra noi comincia a stendersi un prato e il Lussemburgo, un bel viaggio tutti insieme.
Giungono in volo cieli con nuvole e uccelli.
Montagne esplodono in silenzio all’orizzonte
e un fiume scende giù in cerca del mare.
Si vede già lontano, così lontano,

Si vede tanta tristezza, la paura di morire.
È difficile vedere nel futuro, sarà buono?
sono anziana..ma ognuno ha i suoi gusti
e
io vedo una bella girata, una gita con tanta serenità.
Tranquillità, serenità, sentirsi bene e andare a spasso.

 che giorno e notte sono simultanei,

e tante persone. Parecchie, se c’è la musica!
Una bella famiglia. Un paese molto lontano: dove stavo prima,
con una bella casa e un giardino.
E ora cosa vedo? Una casa di riposo

e tutte le stagioni giungono in una volta.

Vedo una grande strada larga e luminosa: un prato fiorito, bello,
con tanti frutti.
Una vita: forte, potente e bella.
Un futuro tranquillo: senza discordia,
risse
e che tutto vada liscio.
La luna apre a ventaglio i suoi quattro quarti,
i fiocchi della neve danzano con le farfalle
e cadono i frutti da un albero in fiore.

Ci veniamo incontro trovando amici a cui si vuole bene e rimettendo poi tutto a posto,
non so se in lacrime,
ma aiutandosi con chi ha bisogno,
non so se sorridendo,
si parla, ci si confida con le persone adatte.
E’ bello stare insieme perché la solitudine è brutta e l’aiuto degli altri ti fa stare bene.
Vorrei trovare chi cuciva con me,
stringersi la mano unendo parole, mani e emozioni.
E’ un piacere trovarsi perché la gioia grande è stare insieme.
Un solo passo ancora
e ascolteremo insieme, perché insieme è meglio che da soli, la tua conchiglia,
in allegria e tristezza,

quale fruscio di mille orchestre c’è,
quale marcia nuziale c’è, la nostra, l’affetto bono.
Stare insieme con voi, con la famiglia, con il mio babbo e con me che sono un Uomo Buono.
quale marcia nuziale c’è,
la nostra.

 

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Il bere fa bene e il ribere fa meglio

22/3/2018 Museo della Vite e del Vino, Montespertoli

Il bere fa bene, il ribere fa meglio

Tante cose in mente
Vino rosso
Vino bianco
Vissuto
Tradizione
Autunno, il vino si crea e dà profumo… che circonda la casa
Marrone
Vino
Gioia
Bella
Passione… questa qui l’aspetto…
Testa
Semplicità
Botte di vino cotto
Allegria
Un topolino piccino che prese alloggio a casa mia
Nostalgia
Risate
Autenticità

 Liliana, Mirella, Gianfranco, Crito, Adriana, Graziella, Valeria, Giuseppina, Fernando; Michela, Silvia, Anna Maria

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Vissi d’arte, vissi d’amore… eh lo dicevo anch’io. Dice bene vai

15/3/2018 Museo Amedeo Bassi, Montespertoli

Tosca è fuggita: io muoio disperato!
Ha una bella voce: che bello avere quella voce lì!
Ma lo senti che voce: è forte, si sente bene.
Siamo profani noi, ma a me mi ha emozionato parecchio.
Mi fa venire i brividi perché l’opera l’ascoltavo con la mia zia.
La mi mamma no, c’aveva meno passione, ma la mi zia..mi ha insegnato lei.
Dà uno stato di leggerezza d’animo, di serenità.
Quel sottofondo di grammofono, graffiato…
E l’introduzione..ti trasporta. In certe giornate mi metterebbe anche tristezza.
La lirica è meglio delle canzonette, ma la voce deve essere: perfetta!
La gelosia è la rivalità da altre persone. A volte è brutta, bruttissima!
È quando si vuole veramente bene a qualcuno e non si vuole perdere. Io mi ci ammalavo…
Non mi garba a me. La gelosia mi fa morire! Dipende dal contenuto, io sono innamorata del mi marito!
Vissi d’arte, vissi d’amore… eh lo dicevo anch’io. Dice bene vai!
La finezza di questa signora… la voce di donna è più gentile.
A me mi piaceva cantare: “Perché un tu la mandi a cantare la tu bambina?”, gli dicevano al mi babbo. E alla dottrina un mi facevano andà via, il prete un mi faceva andà via senza aver fatto la cantatina! Un prete! Te lo immagini?!
Eh questa voce ti fa evadere, ti carica.
Io ho patito tanto per amore, mi c’ammalai!
Avevo lui che stava male e io stavo peggio di lui.
Ma poi dipende dal sacrificio: da giovani può capitare e si fa tutto ma a una certa età si blocca tutto.
Non lo so spiegare come ci si sente.
Il primo amore non si scorda mai!
Io glielo direi: Ti voglio tanto bene. Ho tanto desiderio di vederti.
Grazie, che andrebbe detto più spesso. Io gli farei un sorriso e gli darei un abbraccio, perché a volte anche una mano sulla spalla ti ripaga di tutto: ci sono, qui e ci sarò sempre.

 

Doriana, Serena, Valeria, Adriana, Maria, Roberta, Lina, Dina, Cristina, Giulia, Daniela, Enrico, Gianfranco, Patrizia, Crito; Anna Maria, Michela, Silvia, Ambra

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Arrivederci fratello mare

21/2/2018 Biblioteca del MMAB di Montelupo Fiorentino
Poesia integrata – Arrivederci fratello mare di Nazim Hikmet (le parti in corsivo sono le integrazioni dei partecipanti all’attività)

 

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
nell’inverno e nell’estate tutto il mare mi piace
mi porto un po’ della tua ghiaia

(mi porto), non lo so neanche di’
l’aria buona
il divertimento
(mi porto) le feste, il colore, il rumore.
Ma c’è troppa acqua!
È oscuro, è troppo grande!
Bello grande, ma può fare anche paura.
(Allora mi porto) la sabbia, la terra ferma.

Un po’ del tuo sale azzurro

 (mi porto) le onde che vengono e se ne vanno
il rumore della risacca nella notte
il rumore continuo delle onde,
la vitalità.
(Mi porto) la pineta, lo stare a frescheggiare
e prendere il sole
e la voglia di imparare a nuotare
arrivederci fratello mare
mi porto la voglia di buttarmi lì e stare come uno normale,
mi porto lo stare lì sul mare

un po’ della tua infinità

 mi porto la profondità, la bellezza, la grandezza
i colori verde e blu.
Profondo
blu intenso

e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.

 (mi porto) il sole che si fonde con l’orizzonte
gli scogli,
l’infrangersi delle onde quando è calmo
la vita che c’è in esso.
Mi porto tutta questa acqua che vedo,
mai uguale
in continuo cambiamento
Mi porto l’acqua calda, la sua immensità, i suoi colori.
Il mare è il meglio di tutti.

Ci hai saputo dir molte cose
Sul tuo destino di mare
Eccoci con un po’ più di speranza
Eccoci con un po’ più di saggezza, con tutto di te, con i tuoi colori

(eccoci) con l’allegria e l’infelicità, con sentirmi bene, rigenerata, rilassata
(eccoci) con i pensieri che vanno via, con un altro mondo che sembra rovesciato
(eccoci) con la tranquillità, prendendo il sole, facendo il bagno.
Eccoci con la sensazione di libertà.
Eccoci con la tristezza dell’amore perduto ma anche con la vitalità del sole e del tramonto.
Eccoci senza parole, con il ricordo dell’immenso, dello stare bene.
Eccoci con la voglia di nuotare e entrarci dentro… mi sarebbe piaciuto se solo avessi saputo!
Eccoci con mille pensieri, quando è calmo e quando non lo è, un’infinita tristezza.

E ce ne andiamo come siamo venuti, liberi e in pace
arrivederci fratello mare, grandioso, immenso, così importante da doverti proteggere perché tu non sparisca.
Penserò a te, alla pineta, alle pine che un tempo raccoglievo.
Con te mi sento parte di un tutto.

 

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Sei la mia donna

15/2/2018 Museo della ceramica, Montelupo Fiorentino

Ci sono un uomo e una donna, con un libro in mano. Lui si chiama Gino il timido e lei Affloradin detta Flora. Loro sono due innamorati. Questi innamorati vestiti molto bene, di stoffe raffinate si sposeranno? L’uomo bacia la futura sposa e si vede dall’atteggiamento di lui verso di lei che è titubante. Sembra in realtà che la vuole toccare ma sta un passo indietro. Forse ancora non è sicuro?
Lei si vede è proprio emozionata, ha le guance tutte rosse!
“Una donna è sempre la prima a farsi avanti. E’ più sfacciata di un uomo, più sveglia!” …”Perché gli uomini no?”
Lui in qualche modo però tenta di avvicinarsi a lei anche se è impaurito. Ha poco coraggio, sembra non sapere che fare, si è bloccato a pensare. E a cosa starà pensando?
Di sicuro è titubante perché ha un pensiero, non sa se dirle una cosa che ha fatto. Un po’ si vergogna. Ma cosa ha fatto Gino?
Il motivo è che per sposarla ci vogliono troppi soldi. Ci vorranno almeno 500 mila lire e lui non ce li ha! Che deve fare?
Deve fargli vedere com’è fatto davvero, anche se non ha molti soldi, deve dirle che la ama davvero, possono stare insieme anche senza sposarsi!!
Le deve dare un bacio, la deve abbracciare forte, forte per dirle poi ti amo sei la mia donna!
E lei così sarà emozionata e arrossata…. E si…c’è anche la rima…. E si baciano per davvero!!!

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Questa si cuce ma ci vòle la fodera di dentro. Più che altro perché gl’è trasparente!

7/2/2018 Museo Archeologico, Montelupo Fiorentino

 

Le pianerine co’ i tessuti, qui c’è la lana…

Oh! Io un c’ho mai avuto passione [a cucire], io ero in fabbrica a fare le scatole di plastica…lavoraccio!

È stato il lavoro di una vita…

Potrebbe essere interessante…

Ho cucito anche i giubbotti di pelle, ho imparato per necessità però…facevo i vestitini alle mie bambine,

per utilità più che altro,

mi piace sì!

Io per il cucito ci dico zero!

Codesta è come un velo, è bellissima ed è morbida…

Pe’ andà a chiappà gli uccelli, forse…e lo so, e lo so com’è…dove dorme i’ gatto!

Una bella così si metteva per andare in chiesa, oggi non si usa più…quelli più anziani…

Questi son tessuti che ora li fanno lo stesso perché c’hanno le macchine;

sì, si può fare a mano, quella è massiccia ma questa sì, si può fare…dicevo cucire eh…

è di seta, è seta fine così, un saprei che dirti…pe’ conto mio un si può fare a mano!

Credeo tu dicessi tu l’hai toccata, ma io lo sapevo di già prima che aprisse la bocca. E io ero su co i’ coso e la vedevo…oh, se ti piace cosarle, glielo dico a i’ mi’ marito e tu senti che possa fare…sempre a correre eh…o corre di qui o corre di là; io piglio e vo via.

Sarta di vestiti da sposa,

di tela,

chiffon…mi capitava foulard così; bisogna saperli fare molto precisi; bisogna avere la macchina;

una sposa rossa, mai cucita! Rossa no! eh…sempre bianche

e appiccica un po’…

Codesto costì è un cosino da mettersi all’altare o anche qui, per coprirsi,

è morbido, è leggero…

O come gl’è fine!? Se è seta l’hanno fatta con i bachi da seta, non si piega nemmeno, lo vedi?

Qui mi ci fo una gonna! È interita questa!

ti dovessi di’ quello che mi viene in mente a me? Questa i’ mi’ babbo, quella la mi’ mamma;

le lavoravano al telaio, l’ho fatto anch’io quello piccolino, il telaio. È cotone, ho lavorato i’ cotone a fargli cambiare colore.

Questo è bono! Ma scherzi davvero? Che ci si fa?

Una borsa!

Quello non si strappa non è come quello di carta…

Granturco, orzo, tutta la roba della campagna; la balla è una parola molto borghese. Ora c’è le macchine che le fa. Queste intrecciate così si trovano ancora…

No no, questa è bona! E che ci chiappi, l’uccelli?

Per un bel sacchetto; una balla, usava… prima usavano; è da esse’ vecchi, s’è visto passà tanta roba…è fatto tutto a macchina, la roba di plastica…prima usava…

Questa si cuce ma ci vòle la fodera di dentro. Più che altro perché gl’è trasparente!

 

Dina, Paola, Crito, Gianfranco, Valerio e Carla (da casa), Maria. Arrivano dopo: Vittoria, Gioconda, Lorenzo, Maristella, Renzo, Maria, Elio, Bruna, Duilia, Danilo, Santa, Anna, Patrizia, Antonio, Arianna, Dalila, Beata, Katiuscia, Giacomo, Selvaggia, Barbara

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La verità, vi prego, sull’Amore

31/1/2018 Bibioteca Renato Fucini, Empoli
Poesia integrata – La verità, vi prego, sull’Amor di Wystan Hugh Auden (le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)

 

Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.

Non me la ricordo mica, sai, però.
Perché l’Amore è Amore, si sa che sta
tra le prime cose. È una cosa bella,
che càpita una volta sola nella vita,
per me ormai è passato tanto tempo.

Alcuni dicono che l’Amore è un bambino
e alcuni che è un uccello.
Altri che è una spada nel cuore, l’Amore.
Alcuni dicono che fa girare il mondo
e la testa, e ha fatto girare anche me,
e mi ha fatto fare tanti salti,
e non mi son tolta la voglia di guardarlo.

Ma dicono altri che è un’assurdità;
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande;
perché l’Amore è i piedi sotto il letto.

Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
L’Amore non sarà come la Fanta,
che non ti piacciono le bollicine
ma quando lo metti in bocca cambi idea?

Per l’odore può ricordare un lama – No!
o avrà un profumo di torta consolante?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?

Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.

Ora te lo dico:
piglia in mano ‘sto bastone
e ti darò la soluzione.
I libri di storia ne parlano
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari,
perché l’Amore sta nell’euforia dell’attesa.
Ha il latrato di un cane affamato
o fa il fracasso di una banda militare?
Comunque a me non mi fa paura,
sennò non avevo i figli che ho.

Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo
d’Amore grande?
Dipende da’ giorni: a volte è silenzioso
e forte come un abbraccio stretto stretto.

O apprezzerà soltanto musica classica?
Ma soprattutto: mi porterà a ballà?

Certo la musica è bellissima, e commovente
come l’Amore:
Ma smetterà quando si vuole un po’ di pace?
E se smette, poi rimane lì a guardarti?
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
L’ho cercato nei chioschi del giardino
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Forse era nella cioccolata,
buona, saporita e colorata.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.
Per me l’Amore è una cosa troppo grande,
e importante, da dire in due parole.
L’Amore è gioia, in tutti i sensi.
Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?

Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Si può incontrare in un lento a carnevale?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
O non darà nessuna svolta, se
Non avrò tempo pé stagli dietro, all’Amore.
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
Forse l’Amore è dappertutto.
E tutto è Amore.

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…e si rompe

24/1/18 – Museo del Vetro,  Empoli

 

…e si rompe.
È vero, purtroppo,
ma tutte le cose si rompono.
Quelle lì che ci sono sopra andrebbero rotte,
pe’ conservà la roba utile.
Fragile.
Artistico.
Di tanti colori.
A me è quello che prenderei…una sola…e via!
Trasparente.
Colorato.
Molto utile.
Esalta il contenuto.
Ma che si fa, si balla?!  Ora si va…
Lo sai perché in fondo in fondo ho scelto quello? Per la lucentezza.
…che ti devo dì…
Suonare.
“ding dong deng…”
Tradizione.
Accidenti!… e dove gli è andato?!
Alto… Alto…
Fragile.
Pulito.
Non invecchia mai.

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È la nostra bella serata!

17/1/18 – Museo della Collegiata di Sant’Andrea, Empoli

Tutto! C’è di già
Ognuno piglia, e piglio quello
Tutto per bene … e non a coccio di legno
E tricchete tracchete
Si deve dire … e quello
Che ci metto
Son cose che si sentono nel cuore
L’Uomo che viene crocifisso
Che porta il dolore di noi tutti nella storia
Il dolore per l’uomo che sta per morire
Non è un pianto. È una gioia!

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