Questa questione non si sfonda

10/10/2019 Palazzo Pretorio, Certaldo

Un volto chiaro, parlante. Capelli puppati, non voglio fare propaganda.
Gli dà valore, è toccante. Appunto, son questi tre, lui col berretto si stanno parlando.
C’è l’arco, è tutto celeste. Mi piace tutto, nell’insieme.
La sede del circolo. Sotto cura critica.
È una gestualità di raccordo con i suoi collaboratori.
Non li conosco. Magari li conoscevo prima, chissà come avranno fatto a metterli lì
Codesto sta chiedendo i soldi.
Chiede l’elemosina.
Chiede la carità.
Si, (quello nel centro) sembra una persona con i soldi.
È una Madonna, sta dando la Comunione, quello nel mezzo è Gesù
Potrebbe essere un giudice, per l’abito sfarzoso, elegante, un bel vestito
Questo c’ha un velino. È un vestito di seta, a fantasia.
Scivola la seta.
Si sfruscia in mano
Scivola.
Le stoffe leggere si impigliano alla macchina, ma è facile.
È leggera, è pesante. Chi è vai a sapere.
Queste ciabattine che hanno sono proprio belle, tutte diverse.
Un giudice o Gesù
L’aspetto è bello. Ha un’espressione vispa.
Sembrerebbe gli facesse male un dente. Un dottore.
Ma se gli faceva male il dente perché non si tocca qui, invece che qui (col gesto prima si indica la guancia e poi il petto)
Mi sembra che stia bene però. Bene o male comunque è un bell’omo.
Pare che gli dia qualcosa, tende la mano. È di quelli antichi, di valore. Quello è un gatto.
Un canino. Si vede una zampa sola. C’è un frustino e quello potrebbe essere uno scudo
Lui ha in mano un guinzaglio, quindi è il padrone. Gli tira il vestito perché si vede che col frustino gliele ha date! Il frustino serve per il canino.
Gli rassomiglia a un leone. È un leone. Si, è un leone che gli tira il vestito e gli dice “Gnamo!”
Mi piace molto. Si camminava insieme nel periodo delle feste, insieme ai compagni di Castelfiorentino. È castano.
Tiene il braccio in alto per farsi toccare il cuore
O gli tocca le puppe
Alza il braccio e gli dice qualcosa.
Ha un’espressione profonda. Alza la mano perché vuole dire qualcosa.
Gli piace essere toccato
Gesù giudicante. Gli tocca il cuore di Gesù per vedere quanti battiti ci fa!
Ma il cuore oh unn’è sulla sinistra?
Allora gli piace toccare le puppe.
Toccate. Avere.
È una lettera importante. Perché in casa loro c’è da lavorare, hanno tante cose da fare prima di partire per Firenze. E litigano. Le mutande si mettono per prima
Ieri sera mi pare. Fa rizzà i capelli.
È importante. A sinistra c’è un dottore e in mano una ricetta. Il giornale è tutto srotolato
Non è un dottore, ma si conoscono.
È Gesù e la Madonna. È ferita. Lui accanto è dispettoso e gli infila il dito nella piaga. Lui ha una pietra in mano, come se si colpevolizzasse.
Mia colpa, mia colpa, mia colpa (e si batte il petto)
“Sono come san Tommaso…” Io mi fido. Ma bisogna fidarsi di chi si conosce bene. Mai fidarsi!
Io non mi fido. Mai. Se conosci poco una persona, come fai a fidarti?
Ognuno pensa al suo orticello.
Eh, Questa è una questione che non si sfonda!
Ci sono due libri dove c’è scritto tutto quello che si dice noi, secondo me…è scritto lì!

Anna, Santina, Fosca, Giacoma, Primo, Ilva, Fina, Duilia, Gianfranco, Jacopo, Linda, Martina, Debora, Claudia, Grazia (AVO)

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Idda è Idda. E Idda sono io

19/9/2019 Gerusalemme di San Vivaldo, Montaione

È la fine di un…
La Madonna
Un gruppo di disperati
Scienziati
Nooooo, la scienza a quell’epoca…
Sorridenti piuttosto
Anche gli occhi gli sorridono
Gente che chiama gli altri per fargli notare qualcosa di bello
Una festa. Ma non grande, una festa gloriosa!
Attesa e inquietudine
La Resurrezione
Lo stupore
Dispiacere di tutto un affare così
Meraviglia del passato
Belli, belli, belli, belli
Sorpresa
Turbamento
Sacrificio
Inquietudine
Sorridenti
Emozione
Dico – poeri ragazzi! –
Inquietudine – irrisolto
Vuoto, dubbio, curiosità
Esterrefatta
Inquietudine, un lo posso neanche di’, a vedè tutte quelle genti là chiuse in quella maniera
Son tutti rimpiattati, si mettono tutti insieme ma gl’è stretto!
Meravigliata
Compassione
Senso di precarietà – incertezza
Tristezza
Mi sento normalissima
Vedo le persone contente
Shock di loro, si diventa anche noi
Stanno bene, vestono bene, di un certo stile
Per me la Madonna è sempre presente
– Idda è idda, e Idda sono io –
Chi La pratica La capisce, chi non La pratica non La può capire
– Io vorrei sapere chi ce l’ha messa lì tutta quella gente, un branco di gente, in quella maniera come in televisione…non c’ho avuto piacere
Io non credo nell’Aldilà, io credo che la vita l’è questa – o più qua o più in là, poi la finisce…è fatta da gente che credeano forse più di me.

Elio, Patricia, Marcello, Arianna, Fosca, Elisa, Cecilia, Titti, Lina, Serena, Adriana, Rosa Anna, Linda, Anna, Giuseppe, Claudia, Fina, Romano.

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Parla d’amore

5/9/2019 Biblioteca Pablo Neruda, Limite sull’Arno – Poesia integrata da “Alzo una rosa” di José Saramago (le parti in corsivo sono le integrazioni dei partecipanti all’attività)

Alzo una rosa, e tutto si rischiara
I fiori mi piacciono tutti
Mi piace e basta. Mi piace senza tanti discorsi.
Se mi piace una cosa mi piace. E se mi piace mi piace.
Si perché è colorata, perché per me significa molto.
La rosa è amore. Mi ricorda mio marito a cui porto il mio amore…
io adoro le rose gialle … peccato durino poco
Orca se mi piace!
Però l’accudisco bene perché è colorata e profumata, mi sento battere il cuore, mi sento felice … mi ricorda la famiglia, le amicizie.
Non c’è regalo più bello delle rose. Mi piace guardarla.
Mi sento rinvigorire. È uno spettacolo della natura, alti e bassi, fiorire e morire
Mi sento bene, perché parla d’amore.
Se guardo una rosa, mi sento avvolta …. protetta…
(Tutto si rischiara) come luna non fa e sole non può:
(tutto si rischiara) serpe di luce ardente e attorcigliata
o vento di capelli che scompiglia.
Alzo una rosa, e grido a ogni uccello
che di nidi e di canti punteggia il cielo,
batto a terra l’ordine che decide
l’unione dei demoni e dei santi.
Alzo una rosa, un corpo e un destino
contro la fredda notte che si arrischia,
e dalla linfa di rosa e dal mio sangue
perennità costruisco in vita breve.
Alzo una rosa, e lascio, e abbandono
quanto mi duole di pene e di sgomento.
Vorrei scacciare la prepotenza
Vorrei abbandonare tutto quello che non mi serve
Lasciare niente a nessuno, quando è finita è finita
Lasciare i problemi alle spalle
Niente da lasciare … preoccupazioni inutili, niente …
perché ho avuto una vita senza rimpianti e una vecchiaia felice
Lasciar andare certe pesantezze.
Lasciare indietro la malattia
Lasciare le preoccupazioni
Alzo una rosa e, sì, sento la vita
(sento) Ricordare come mi stringeva quello lì
L’acqua che scorre quando scendo su un fiume
Gli affetti, la compagnia, cielo blu, nipoti e bisnipoti che mi fanno bene al cuore
Sorprese inaspettate che la vita porta
in questo canto di uccelli alle mie spalle.

La liquirizia e la casa di Argingrosso

18/7/2019 Biblioteca Renato Fucini, Montespertoli – Poesia integrata con “Le mie  radici” di Alda Merini (le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti)

Le mie radici sono ben salde anche se lontane dalla propria terra.
Le mie radici sono come legni d’ulivo
con le braccia protese
quasi a voler accarezzare la rossa e argillosa terra che li accoglie.

Le mie radici sono … È bello, c’è tanto sole in campagna.
Sono sempre vissuta qua. È un’emozione grande e bella vedere il paesaggio e non vorrei vivere in un altro paese.
Le mie radici sono … Firenze. Nella casa di via dell’Argingrosso.
Le mie radici sono qui … sono solide. Sono a Castelfiorentino dove mi sono sposata e dove è nato mio figlio.
Le mie radici sono antiche e belle … salde e presenti.

Le mie radici sanno di polvere di tufo
di mandorlo in fiore
di giardini coltivati.

Quando le mie figlie si sono sposate non mi è dispiaciuto andare via.
Penso alle mie cose di quando ero bambina … ai suoni, ai bambini che mi chiamavano in cortile, alla mia mamma.
Penso alla mia terra e mi ritengo fortunata
Penso a mio marito che non c’è più… e alla mia terra non ci voglio più pensare.
mia mamma … penso a quando si andava sull’Arno e si ciucciava la liquirizia. È una poesia….. Mi sento sicuro…. È sempre presente.

Storia e profumi si fondono nella mia terra, sprigionando sensazioni

Penso … ma mi trattengo …. Perché ci sono persone che guai se mi vedono con il profumo.
Mi piacerebbe un profumino per quel bambino che lavora l’orto
L’odore dell’umido di sera sul ponte dell’Elsa …. il profumo del legno… l’odore del grano
Profumi dei fiori, le margherite, tanta felicità!
Profumo di quando andavo dalla nonna … le albicocche, le lasagne…
Il profumo dell’olio e delle olive …. e anche dell’uva però … e l’odore dell’erba tagliata in primavera
Profumo … tanti profumi … il basilico … gli alberi del comune davanti a casa mia … l’albero di fico sotto la finestra d’estate

(sensazioni) di pace e tranquillità, dove il mare e il cielo
si sposano in un unico colore.
Nelle campagne si affacciano come grandi signore i bagli antichi
lì il tempo si è fermato
cammino nella mia terra,
ogni volta è una sorpresa,

mi fa sorridere che volevo andar via e invece son sempre lì
mi fa sorridere stare libero nell’aria aperta …
il sorriso mi mette sempre in difficoltà
.. gli odori della terra e stare con Mario
Sorrido … quando ripenso ritorno bambina
Mi piace la mia terra perché c’è l’olio, il vino … i colori … meglio Montespertoli!
È una cosa che si sente dentro. Il monte Serra che si vede dalla mia finestra e la mia gatta …
Mi ritrovo
sorrido e gioisco di tanta bellezza.

 

Giuseppe, Anna, Loretta, Elio, Adriana, Lina, Titti, Duilia, Rosa e i loro accompagnatori Claudia, Serena, Debora, Arianna, Riccardo, Ines, Elisabetta.

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Rivoluzionario è essere noi stessi

6//6/2019 MMAB Montelupo Fiorentino – Poesia integrata con “Abbiamo bisogno” di Franco Arminio (le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti all’attività)

Dobbiamo non sprecare intelligenza, felicità, amore, benessere e salute!
Abbiamo bisogno di contadini, che sono il sale della terra,
di poeti, gente che sa fare il pane, (abbiamo bisogno) di lavoro e di passione per il lavoro!
(Abbiamo bisogno) di pace, rispetto, amicizia, altruismo, tranquillità, umiltà e generosità.
Che oggi ci sono poco.
Di gente che ama gli alberi e riconosce il vento,
che si apre all’ascolto.

Oggi abbiamo tutto e non abbiamo più fame,
ma io direi, anche a chi non ha cose grosse, di non fare i miei sbagli.
Bisogna partire dalla famiglia,
che deve capire il valore degli insegnamenti degli anziani.
(Abbiamo bisogno) di ricostruire la vita come prima,
di persone oneste e di comunità come una volta.
E di stare più insieme.
Anche di stare insieme a non far niente, fermandoci un po’.
(Abbiamo bisogno) di correre un po’ meno,
di stare davanti al camino e andare a visitare le persone che non troviamo il tempo di vedere mai.
Per una buona vita abbiamo bisogno degli altri: c’è necessità delle capacità di tutti.
Abbiamo bisogno di un po’ più di cose giuste,
di soldi e di considerare come merita chi lavora.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce
alla fragilità, alla dolcezza.
Rivoluzionario è parlare con educazione,
essere festosi ed andare incontro a gli altri.
Con la gentilezza si può cambiare il mondo
facendo buone azioni verso i più fragili.
(Essere rivoluzionari) significa camminare lentamente
senza prendere l’auto
e con la calma ed il buon senso, si può provare a cambiare il mondo.
Con la carità!
Rivoluzionario è essere noi stessi,
senza maschere ed egoismo
con azioni che riprendano i valori dei nostri padri
perché non siamo soli al mondo!
E tutto ciò andrebbe detto anche al governo!
Bisogna ascoltare gli anziani, la loro esperienza.
Essere rivoluzionari si fa con il pensiero giusto.
Bisogna essere precisi.
È una cosa difficile da fare e bisogna partire dal fondo.
Troppi quattrini, poi, sono il male del mondo.
e io ne toglierei un po’ da giro!

Leda, Graziella, Maria, Eugenia, Miranda, Maristella, Donatella, Maurizio,
Maria, Fernando, Renata, Giovanna, Giovanna, Duilia, Raffaello, Elena, Luciana Loredana, Arianna, Debora, Rossella, Roberta, Guido, Claudia,
Antonio,
Anna Maria, Sara, Katiuscia, Stefania

Ginevra sono io

30/5/2019 Casa Pontormo, Empoli

Ginevra sono io
Ginevra. Questa bella donna sembra che abbia qualche problema, la volevo vedere felice, non così triste. Così, l’ho messa tra le stelle. Così mi sembra più bella, più originale.
Questo l’ho fatto io!
Il tramonto è una cosa romantica … Mi ha ricordato una cartolina che mi ha mandato un moroso carabiniere. Mi mandava delle cartoline, anche questo tramonto. Io ero una ragazza povera. Questa donna ha uno sguardo malinconico.
È la stazione delle stelle
La Ginevra non è malvagia.
Le stelline sulla fronte: come quelle donne che mettono le stelle sulla fronte.
La gente deve capire che deve piacere a me.
Ci metto il mare, a me mi garba il mare. Ci vorrebbe un po’ di colore…no, meglio il mare. Niente nuvole da mettere, cielo sereno. I fiori… delle parti dobbiamo riempire! Il fiocco sul petto? Mi garbava così.
Niente nuvole da mettere, cielo sereno. Ha voluto mettere dei fiori, ha trovato subito la posizione.
Io son vecchina, mi sembra di aver fatto anche troppo!
Ora la vedo più allegra, non è più seria.

Rosa, Paola, Maurizio, Bruno, Duilia, Angelo, Renzo, Wilma, Elena, Giampiero e gli accompagnatori Antonio, Debora, Roberta, Cristina, Claudia e Cinzia con Cristina