Lontani ma vicini a Montelupo Fiorentino

Boccale con arpia, maiolica arcaica, Pozzo dei Lavatoi 1320-1340,
Museo della Ceramica, Montelupo Fiorentino

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione:
Jole
“BELLA COME LA MIA MAMMA!”

E’ un bicchiere … no, è un affare da mettere dove vuoi. Guarda! C’è anche il viso. E’ un viso normale, brutto non mi sembrerebbe. E’ una donna, si vede dal fiocco! Parrebbe come un foulard, se l’è messo perché aveva freddo. Lei mi sembra una bella sposina … sta bene.
Lei guarda di qua, chissà perché … Certo, a guardalla bene … è proprio storta.
La qualcosa addosso, un vestito che gli hanno dato dicendole: “Così stai meglio!”
Dio mio, ma come fa ad avere i piedi così … è uno qui e uno là … i diti vanno da sé e poi son quattro … boh! Io non li ho mai visti piedi così. Robe dell’altro mondo, e neanche poco. E’ una bella donna, ma stramba.
E’ un vaso fatto di porcellana che se cade si rompe. Dentro c’è da mettere i fiori. Ma io ci metterei invece la canzone “Mamma”… bella quella canzone. Bella come la mia mamma. Io le volevo bene e anche lei me ne voleva. Tanto.

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione
Pietro
FRANCESCA SULLA BARCA

La faccia di una donna strana. Dove l’ha presa questa qui … E’ una brocca, si capisce dalla forma. Dentro ci sarà un liquido, senz’altro e il materiale … non so’ dire di certo, l’unica cosa sicura è che se cade si rompe.
Acqua, o altri liquidi che servono a quella persona che ce li mette.
La faccia di una donna … ma non si vede tanto, per poter decidere cos’è.
Lei si affaccia da qualcosa. E’ dietro a qualcosa e sbircia da una finestrella piccola. Sta guardando senz’altro una cosa che le interessa sennò non ci stava mica a perdere tempo! Quasi quasi ci andrei anch’io! Guarda lì … e le viene voglia di andare ma dove? Eh, il cervello di una donna è vario … vattelappesca dove!
Sul capo ha un fiocco. Si è messa intorno al capo questo scialle annodato sulla testa, perché ha freddo.
Quello che l’ha inventata, questa qui, non aveva molta fantasia … Quelli sembrano piedi ma piedi non sono. Per conto mio non sono di certo piedi … Troppo grandi. Quello che li ha fatti ha sbagliato la misura!
Quella cosa lì, la barca … che ci fa? Ci starà questa donna a sedere. Si chiama Francesca. Ma non c’è né lago, né fiume, né mare.
Ma c’è il liquido sotto.
Una cosa è certa: io una donna così non la sposerei. Non è il mi’ gusto. E poi per me non è un’opera d’arte, assolutamente no. Dentro ci metterei … un’incazzatura no. Non c’è niente di cui arrabbiarsi.

RSA “Le Vele” Fucecchio, 
Marcello, Gianfranco, Bruno, Antonio
“CHE CI SARA’ DENTRO? ANCHE NULLA!”

È un vaso con un uccellino dal volto umano.
Una brocca, un boccale. Un bricco di ceramica… terracotta, maiolica, pitturata a ramina e nero.
Che ci sarà dentro? Non si sa… anche nulla!
Io c’avrei messo roba da bere e senza dubbio bona! Perché poco bona ‘un sarebbe proprio i’ caso!
Io invece roba di valore… gioielli, oro, sordi… a avecceli!
Sopra c’è una figura di donna. Eh… sì… e anche una bella donna! Gli occhi, i’ naso… E’ bella, si vede da tutto i’ personale (ndr. mima una siluette formosa con le mani).
È un po’ nascosta perché deve ave’ fatto qualcosa di male, forse ha leticato con quarche pezzo grosso.
È un’immagine che vuole stupire, attirare l’attenzione… come le sirene… con quei tre spazi verdi sulla testa sembra quasi un giullare, un jolly!
Pare che abbia i’ viso legato… magari gli dole i denti!
Sarà un chiromante?!

Centro diurno “I Tigli” Certaldo 
Dino, Marisa, Nilvana, Fulvia
FORSE NON MI PIACE

Si tratta di un vaso. Di solito ci mettiamo i fiori con l’acqua, sul tavolo o su un altro mobile, ma non con i fiori secchi.
Prima li tenevo in casa, i fiori, ora non più. Mia sorella Silvana li vendeva nel suo negozio a Castelfiorentino.
Pare bello questo vaso; oddio, ce ne sarebbero anche di più belli!
E’ di colore celeste. In fondo è di colore arancione e marrone che sembra terra.
Sembra la faccia di una signora, una donna con occhi e naso. Secondo me è giovane, ma sembra anche un piccione… forse non  mi piace: sembra un animale.
Forse dietro c’è una parete scura anche se di solito sono chiare.

 

RSA “Chiarugi” Empoli
Carlo, Carole, Sergio, Iva, Norma, Mara, Anna, Franco, Tina, Dolores, Carla, Loerta, Giulietta, Agnese, Federica, Francesco, Gloria, Luca 
“SI GUARDA E NATURALMENTE SI PENSA A CHI L’HA FATTA E COSA VOLEVA DIRE”

Da qui un si vede nulla!
Un’anfora! Bella, pé mettici i fiori. Chi le fa, pittura bene. Dalla forma si vede che è antica (perché io l’ho riviste, da quand’ero bambina). Da noi c’era chi pitturava nene: ì Giusti, a Limite: e i giovani d’oggi l’apprezzano. 
È bellissima perché è un’anfora.
È un vaso, mi piace: mi piace il disegno, il colore – celestino chiaro. [c’è disegnato] una faccia, una bandiera, poi i piedini.
Questo disegno, mah!
È una donna che non mi piace, non c’è labbri né nulla, a me mi garbano le persone per bene.
Non mi piace il disegno, è brutto. È brutto perché è brutto. [Chi l’ha fatto] può darsi che sia bravo a disegnare: ma non sul vaso.
Se lo tenevano sul palmo della mano e lo giravano.
Sì, mi piace, nell’insieme è di valore. È una cosa futuribile: dire non dice
nulla, non trasmette missioni, si guarda e naturalmente si pensa a chi l’ha fatta e cosa voleva dire. Uno che si voleva sfogare di qualcosa, molto probabilmente aveva dei problemi, problemi spirituali, perché a me fa quell’impressione lì.
Guarda che faccia bellina che ha qui!
Un uccello con la faccia di donna, la bandiera sembra un coltello.
 [Io sono] il tuttòlogo! Questa è un’ala piumata, è difficile farlo bello così. È antico, e chi dice che sia superato, è lui che non ha cultura. Sembra il serpente, quando piega [la testa] in basso.
Somiglia a una balena.
A vederlo, in fondo sembra che sia stato fatto al fuoco.
Sembra una caraffa, con il becco Mi ci immagino un bel rosso – un bel vino rosso dentro..
È un vaso di fiori, non per il vino, è più per i fiori, perché è più lunga e più larga.
Uh, bello! Mi piace la forma [del vaso], ci vedo bene dentro dei fiori: un mazzo di rose, o anche una sola. Gialla!
Mi piace, mi piace, ci metterei i fiori, crisantemi rosa, appunto a ì mì marito gli hanno messo quelli.
Ci può essere un po’ d’acqua, per mettici i fiori.
O della terra, con dei semini, per poi farli crescere.
Dentro il vaso ci metterei… sembra vuoto, all’interno: c’è degli avvalli.
Penso che dentro ci sia poco. Per me è vòto. Assolutamente niente.
Secondo me c’è del vino rosso: gallo nero.
Dentro c’è l’uccello volante, che esce il giorno della creazione.

 

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione
Giovanna
“VIA I PENSIERI CATTIVI” 

E’ un ovo?? No! E’ un vaso! Un vaso di gesso, lo vedi? E’ bianco …
Possiamo metterci dei fiori. All’infuori dei fiori … boh, non so. E’ una brocca. Dentro c’è l’acqua.
A pensarci bene, dentro ci potrei mettere i miei desideri. Desidero essere come una volta … bellina, sveglia … non come or:  così scontenta, dolorante. Vorrei che andassero via tutti i pensieri cattivi che mi frullano per il capo.
La faccia di una donna. Triste. Come me. Si diventa tristi con la vita. Mi sento sola, come questa donna. Guarda! Indossa una magliettina a strisce!
Ma i piedi … i piedi sembrano zampe! Una donna con le zampe … E’davvero una cosa strana. Sul capo ha un fiocco, un nastro.
Lei è buffa, ma dipende da come la guardi … se tu la pieghi in un senso, ti appare in un modo, sennò è in un altro.
Ha le zampine troppo fini … A vedella sembra una donna bellina, robusta ma invece i piedi son troppo fini … e ‘un torna!

 

Questa questione non si sfonda

10/10/2019 Palazzo Pretorio, Certaldo

Un volto chiaro, parlante. Capelli puppati, non voglio fare propaganda.
Gli dà valore, è toccante. Appunto, son questi tre, lui col berretto si stanno parlando.
C’è l’arco, è tutto celeste. Mi piace tutto, nell’insieme.
La sede del circolo. Sotto cura critica.
È una gestualità di raccordo con i suoi collaboratori.
Non li conosco. Magari li conoscevo prima, chissà come avranno fatto a metterli lì
Codesto sta chiedendo i soldi.
Chiede l’elemosina.
Chiede la carità.
Si, (quello nel centro) sembra una persona con i soldi.
È una Madonna, sta dando la Comunione, quello nel mezzo è Gesù
Potrebbe essere un giudice, per l’abito sfarzoso, elegante, un bel vestito
Questo c’ha un velino. È un vestito di seta, a fantasia.
Scivola la seta.
Si sfruscia in mano
Scivola.
Le stoffe leggere si impigliano alla macchina, ma è facile.
È leggera, è pesante. Chi è vai a sapere.
Queste ciabattine che hanno sono proprio belle, tutte diverse.
Un giudice o Gesù
L’aspetto è bello. Ha un’espressione vispa.
Sembrerebbe gli facesse male un dente. Un dottore.
Ma se gli faceva male il dente perché non si tocca qui, invece che qui (col gesto prima si indica la guancia e poi il petto)
Mi sembra che stia bene però. Bene o male comunque è un bell’omo.
Pare che gli dia qualcosa, tende la mano. È di quelli antichi, di valore. Quello è un gatto.
Un canino. Si vede una zampa sola. C’è un frustino e quello potrebbe essere uno scudo
Lui ha in mano un guinzaglio, quindi è il padrone. Gli tira il vestito perché si vede che col frustino gliele ha date! Il frustino serve per il canino.
Gli rassomiglia a un leone. È un leone. Si, è un leone che gli tira il vestito e gli dice “Gnamo!”
Mi piace molto. Si camminava insieme nel periodo delle feste, insieme ai compagni di Castelfiorentino. È castano.
Tiene il braccio in alto per farsi toccare il cuore
O gli tocca le puppe
Alza il braccio e gli dice qualcosa.
Ha un’espressione profonda. Alza la mano perché vuole dire qualcosa.
Gli piace essere toccato
Gesù giudicante. Gli tocca il cuore di Gesù per vedere quanti battiti ci fa!
Ma il cuore oh unn’è sulla sinistra?
Allora gli piace toccare le puppe.
Toccate. Avere.
È una lettera importante. Perché in casa loro c’è da lavorare, hanno tante cose da fare prima di partire per Firenze. E litigano. Le mutande si mettono per prima
Ieri sera mi pare. Fa rizzà i capelli.
È importante. A sinistra c’è un dottore e in mano una ricetta. Il giornale è tutto srotolato
Non è un dottore, ma si conoscono.
È Gesù e la Madonna. È ferita. Lui accanto è dispettoso e gli infila il dito nella piaga. Lui ha una pietra in mano, come se si colpevolizzasse.
Mia colpa, mia colpa, mia colpa (e si batte il petto)
“Sono come san Tommaso…” Io mi fido. Ma bisogna fidarsi di chi si conosce bene. Mai fidarsi!
Io non mi fido. Mai. Se conosci poco una persona, come fai a fidarti?
Ognuno pensa al suo orticello.
Eh, Questa è una questione che non si sfonda!
Ci sono due libri dove c’è scritto tutto quello che si dice noi, secondo me…è scritto lì!

Anna, Santina, Fosca, Giacoma, Primo, Ilva, Fina, Duilia, Gianfranco, Jacopo, Linda, Martina, Debora, Claudia, Grazia (AVO)

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Idda è Idda. E Idda sono io

19/9/2019 Gerusalemme di San Vivaldo, Montaione

È la fine di un…
La Madonna
Un gruppo di disperati
Scienziati
Nooooo, la scienza a quell’epoca…
Sorridenti piuttosto
Anche gli occhi gli sorridono
Gente che chiama gli altri per fargli notare qualcosa di bello
Una festa. Ma non grande, una festa gloriosa!
Attesa e inquietudine
La Resurrezione
Lo stupore
Dispiacere di tutto un affare così
Meraviglia del passato
Belli, belli, belli, belli
Sorpresa
Turbamento
Sacrificio
Inquietudine
Sorridenti
Emozione
Dico – poeri ragazzi! –
Inquietudine – irrisolto
Vuoto, dubbio, curiosità
Esterrefatta
Inquietudine, un lo posso neanche di’, a vedè tutte quelle genti là chiuse in quella maniera
Son tutti rimpiattati, si mettono tutti insieme ma gl’è stretto!
Meravigliata
Compassione
Senso di precarietà – incertezza
Tristezza
Mi sento normalissima
Vedo le persone contente
Shock di loro, si diventa anche noi
Stanno bene, vestono bene, di un certo stile
Per me la Madonna è sempre presente
– Idda è idda, e Idda sono io –
Chi La pratica La capisce, chi non La pratica non La può capire
– Io vorrei sapere chi ce l’ha messa lì tutta quella gente, un branco di gente, in quella maniera come in televisione…non c’ho avuto piacere
Io non credo nell’Aldilà, io credo che la vita l’è questa – o più qua o più in là, poi la finisce…è fatta da gente che credeano forse più di me.

Elio, Patricia, Marcello, Arianna, Fosca, Elisa, Cecilia, Titti, Lina, Serena, Adriana, Rosa Anna, Linda, Anna, Giuseppe, Claudia, Fina, Romano.

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Parla d’amore

5/9/2019 Biblioteca Pablo Neruda, Limite sull’Arno – Poesia integrata da “Alzo una rosa” di José Saramago (le parti in corsivo sono le integrazioni dei partecipanti all’attività)

Alzo una rosa, e tutto si rischiara
I fiori mi piacciono tutti
Mi piace e basta. Mi piace senza tanti discorsi.
Se mi piace una cosa mi piace. E se mi piace mi piace.
Si perché è colorata, perché per me significa molto.
La rosa è amore. Mi ricorda mio marito a cui porto il mio amore…
io adoro le rose gialle … peccato durino poco
Orca se mi piace!
Però l’accudisco bene perché è colorata e profumata, mi sento battere il cuore, mi sento felice … mi ricorda la famiglia, le amicizie.
Non c’è regalo più bello delle rose. Mi piace guardarla.
Mi sento rinvigorire. È uno spettacolo della natura, alti e bassi, fiorire e morire
Mi sento bene, perché parla d’amore.
Se guardo una rosa, mi sento avvolta …. protetta…
(Tutto si rischiara) come luna non fa e sole non può:
(tutto si rischiara) serpe di luce ardente e attorcigliata
o vento di capelli che scompiglia.
Alzo una rosa, e grido a ogni uccello
che di nidi e di canti punteggia il cielo,
batto a terra l’ordine che decide
l’unione dei demoni e dei santi.
Alzo una rosa, un corpo e un destino
contro la fredda notte che si arrischia,
e dalla linfa di rosa e dal mio sangue
perennità costruisco in vita breve.
Alzo una rosa, e lascio, e abbandono
quanto mi duole di pene e di sgomento.
Vorrei scacciare la prepotenza
Vorrei abbandonare tutto quello che non mi serve
Lasciare niente a nessuno, quando è finita è finita
Lasciare i problemi alle spalle
Niente da lasciare … preoccupazioni inutili, niente …
perché ho avuto una vita senza rimpianti e una vecchiaia felice
Lasciar andare certe pesantezze.
Lasciare indietro la malattia
Lasciare le preoccupazioni
Alzo una rosa e, sì, sento la vita
(sento) Ricordare come mi stringeva quello lì
L’acqua che scorre quando scendo su un fiume
Gli affetti, la compagnia, cielo blu, nipoti e bisnipoti che mi fanno bene al cuore
Sorprese inaspettate che la vita porta
in questo canto di uccelli alle mie spalle.

La liquirizia e la casa di Argingrosso

18/7/2019 Biblioteca Renato Fucini, Montespertoli – Poesia integrata con “Le mie  radici” di Alda Merini (le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti)

Le mie radici sono ben salde anche se lontane dalla propria terra.
Le mie radici sono come legni d’ulivo
con le braccia protese
quasi a voler accarezzare la rossa e argillosa terra che li accoglie.

Le mie radici sono … È bello, c’è tanto sole in campagna.
Sono sempre vissuta qua. È un’emozione grande e bella vedere il paesaggio e non vorrei vivere in un altro paese.
Le mie radici sono … Firenze. Nella casa di via dell’Argingrosso.
Le mie radici sono qui … sono solide. Sono a Castelfiorentino dove mi sono sposata e dove è nato mio figlio.
Le mie radici sono antiche e belle … salde e presenti.

Le mie radici sanno di polvere di tufo
di mandorlo in fiore
di giardini coltivati.

Quando le mie figlie si sono sposate non mi è dispiaciuto andare via.
Penso alle mie cose di quando ero bambina … ai suoni, ai bambini che mi chiamavano in cortile, alla mia mamma.
Penso alla mia terra e mi ritengo fortunata
Penso a mio marito che non c’è più… e alla mia terra non ci voglio più pensare.
mia mamma … penso a quando si andava sull’Arno e si ciucciava la liquirizia. È una poesia….. Mi sento sicuro…. È sempre presente.

Storia e profumi si fondono nella mia terra, sprigionando sensazioni

Penso … ma mi trattengo …. Perché ci sono persone che guai se mi vedono con il profumo.
Mi piacerebbe un profumino per quel bambino che lavora l’orto
L’odore dell’umido di sera sul ponte dell’Elsa …. il profumo del legno… l’odore del grano
Profumi dei fiori, le margherite, tanta felicità!
Profumo di quando andavo dalla nonna … le albicocche, le lasagne…
Il profumo dell’olio e delle olive …. e anche dell’uva però … e l’odore dell’erba tagliata in primavera
Profumo … tanti profumi … il basilico … gli alberi del comune davanti a casa mia … l’albero di fico sotto la finestra d’estate

(sensazioni) di pace e tranquillità, dove il mare e il cielo
si sposano in un unico colore.
Nelle campagne si affacciano come grandi signore i bagli antichi
lì il tempo si è fermato
cammino nella mia terra,
ogni volta è una sorpresa,

mi fa sorridere che volevo andar via e invece son sempre lì
mi fa sorridere stare libero nell’aria aperta …
il sorriso mi mette sempre in difficoltà
.. gli odori della terra e stare con Mario
Sorrido … quando ripenso ritorno bambina
Mi piace la mia terra perché c’è l’olio, il vino … i colori … meglio Montespertoli!
È una cosa che si sente dentro. Il monte Serra che si vede dalla mia finestra e la mia gatta …
Mi ritrovo
sorrido e gioisco di tanta bellezza.

 

Giuseppe, Anna, Loretta, Elio, Adriana, Lina, Titti, Duilia, Rosa e i loro accompagnatori Claudia, Serena, Debora, Arianna, Riccardo, Ines, Elisabetta.

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Rivoluzionario è essere noi stessi

6//6/2019 MMAB Montelupo Fiorentino – Poesia integrata con “Abbiamo bisogno” di Franco Arminio (le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti all’attività)

Dobbiamo non sprecare intelligenza, felicità, amore, benessere e salute!
Abbiamo bisogno di contadini, che sono il sale della terra,
di poeti, gente che sa fare il pane, (abbiamo bisogno) di lavoro e di passione per il lavoro!
(Abbiamo bisogno) di pace, rispetto, amicizia, altruismo, tranquillità, umiltà e generosità.
Che oggi ci sono poco.
Di gente che ama gli alberi e riconosce il vento,
che si apre all’ascolto.

Oggi abbiamo tutto e non abbiamo più fame,
ma io direi, anche a chi non ha cose grosse, di non fare i miei sbagli.
Bisogna partire dalla famiglia,
che deve capire il valore degli insegnamenti degli anziani.
(Abbiamo bisogno) di ricostruire la vita come prima,
di persone oneste e di comunità come una volta.
E di stare più insieme.
Anche di stare insieme a non far niente, fermandoci un po’.
(Abbiamo bisogno) di correre un po’ meno,
di stare davanti al camino e andare a visitare le persone che non troviamo il tempo di vedere mai.
Per una buona vita abbiamo bisogno degli altri: c’è necessità delle capacità di tutti.
Abbiamo bisogno di un po’ più di cose giuste,
di soldi e di considerare come merita chi lavora.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce
alla fragilità, alla dolcezza.
Rivoluzionario è parlare con educazione,
essere festosi ed andare incontro a gli altri.
Con la gentilezza si può cambiare il mondo
facendo buone azioni verso i più fragili.
(Essere rivoluzionari) significa camminare lentamente
senza prendere l’auto
e con la calma ed il buon senso, si può provare a cambiare il mondo.
Con la carità!
Rivoluzionario è essere noi stessi,
senza maschere ed egoismo
con azioni che riprendano i valori dei nostri padri
perché non siamo soli al mondo!
E tutto ciò andrebbe detto anche al governo!
Bisogna ascoltare gli anziani, la loro esperienza.
Essere rivoluzionari si fa con il pensiero giusto.
Bisogna essere precisi.
È una cosa difficile da fare e bisogna partire dal fondo.
Troppi quattrini, poi, sono il male del mondo.
e io ne toglierei un po’ da giro!

Leda, Graziella, Maria, Eugenia, Miranda, Maristella, Donatella, Maurizio,
Maria, Fernando, Renata, Giovanna, Giovanna, Duilia, Raffaello, Elena, Luciana Loredana, Arianna, Debora, Rossella, Roberta, Guido, Claudia,
Antonio,
Anna Maria, Sara, Katiuscia, Stefania

Ginevra sono io

30/5/2019 Casa Pontormo, Empoli

Ginevra sono io
Ginevra. Questa bella donna sembra che abbia qualche problema, la volevo vedere felice, non così triste. Così, l’ho messa tra le stelle. Così mi sembra più bella, più originale.
Questo l’ho fatto io!
Il tramonto è una cosa romantica … Mi ha ricordato una cartolina che mi ha mandato un moroso carabiniere. Mi mandava delle cartoline, anche questo tramonto. Io ero una ragazza povera. Questa donna ha uno sguardo malinconico.
È la stazione delle stelle
La Ginevra non è malvagia.
Le stelline sulla fronte: come quelle donne che mettono le stelle sulla fronte.
La gente deve capire che deve piacere a me.
Ci metto il mare, a me mi garba il mare. Ci vorrebbe un po’ di colore…no, meglio il mare. Niente nuvole da mettere, cielo sereno. I fiori… delle parti dobbiamo riempire! Il fiocco sul petto? Mi garbava così.
Niente nuvole da mettere, cielo sereno. Ha voluto mettere dei fiori, ha trovato subito la posizione.
Io son vecchina, mi sembra di aver fatto anche troppo!
Ora la vedo più allegra, non è più seria.

Rosa, Paola, Maurizio, Bruno, Duilia, Angelo, Renzo, Wilma, Elena, Giampiero e gli accompagnatori Antonio, Debora, Roberta, Cristina, Claudia e Cinzia con Cristina

Dentro al nostro cuore

27/9/2018 Biblioteca Pablo Neruda, Capraia e Limite – Poesia integrata  con “Dentro il  mio cuore” di Fernando Pessoa ( le parti in corsivo sono il contributo dei partecipanti)

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti dove sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre ed oblò,
o dai ponti di poppa delle navi,
sognando,
e tutto questo, che è tanto, è poco per quello che voglio.
Cosa porto nel cuore non lo do a nessuno:
siamo partiti in un modo e finiti in un altro.
Del mio cuore me ne sto prendendo cura da poco,
ma sto facendo un bel percorso.
Sono in difficoltà,
ma so di essere innamorato della campagna.
Non passa giorno che non pensi alle mie nonne,
due persone importanti per me.
L’immagine di un bimbo con una canna da pesca,
il fiume che scorre e tanti cicale assordanti porto nel cuore.
Porto nel cuore mio marito
che mi guardava mentre dormivo di notte
e la musica: la lirica, la Boheme, L’Aida e tutte le altre.
Mia figlia Marta, mia sorella Susanna e mio marito Carlo porto nel cuore.
Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato,
ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi,
ho fatto esperienza di più sensazioni di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.
Mi sarebbe piaciuto viaggiare, ma non ho potuto,
così ho viaggiato con la mente
per campagne, musei, lungo l’Arno e dentro i libri.
La città più bella che ho visto è Firenze
ed altre cittadelle stando una giornata o coi parenti.
In Svizzera o a prendere il caffè o la pastasciutta all’Isola d’Elba.
Mia mamma non mi lascia viaggiare,
ma ho viaggiato in molti continenti:
in Nepal mi sono confrontato con altri viaggiatori
e di gente ne ho conosciuta tanta.
Ho viaggiato poco perché ho lavorato tanto,
ho studiato meno di quel che avrei voluto,
ma non voglio lasciare i miei
anche se ho sempre le valigie pronte.
Non bisogna mai pentirsi delle scelte fatte, però.
Non so se la vita è poco o molto, per me.
Non so se sento troppo o troppo poco, non so.
Sia come si vuole dovrebbe essere un’altra cosa
Più vicina a ciò che penso, a ciò che penso o sento,
che non so cosa sia, oh vita.
La vita mi piace tanto tanto.
E’ avere avuto i figli piccini
ed averli aiutati a diventare uomini e donne.
La vita è il modo di campare.
Deve essere una buona cosa
e bisogna sperare che non accadano cose che ci facciano del male.
La vita è un’altalena meravigliosa.
Si va su e giù in continuazione, ma è affascinante!

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La barca

19 settembre 2018 – Centro Espositivo della cantieristica, Capraia e Limite

Il fiume mi fa vedere un po’ dappertutto anche se io andrei solo vicino, non mi piace viaggiare in barca; anche vicino va bene, basta andare.
Siamo già nell’acqua, il vento soffia sulle vele e ci spinge sopra il Tigarga lungo il fiume.
Pesca un po’ troppo nell’acqua , ma va dove la mandano…
E’ una parola grossa dire dove, ma sicuramente una direzione ce l’ha; probabilmente fa dei viaggi piccoli o arriva fino al mare.
Mi piacerebbe salirci, risalirei controcorrente; mi fa pensare alla vita e mi lascio portare dove mi porta.
Non c’è da chiedersi troppo, si va dove ci porta il vento e io vado sempre con Paola.
Per avere le cose precise bisognerebbe stare sempre soli, ma stare insieme è importante e quando vado in giro sto sempre bene e io vado ovunque con Paola.
A saperlo dove ci porta! Magari a stare sulle tre caravelle di Cristoforo Colombo!!
Andrei dove ci sono persone che leggono, partirei da Signa e andrei su; mi metterei d’accordo per farmi aspettare a casa quando torno da un’isola.
L’Arno era importante per tutti i versi: ci dava da campare ed era pescoso, ci si andava a rischiarà i panni e ci garbava facci il bagno, ma con la barca non ho problemi e posso girare tutto il mondo!

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Che vuoi che ci sia in un pezzetto come questo?

28/6/2018 Biblioteca Renato Fucini – Certaldo

Ma che è questa macchina? Sembra quella per fare le giunte, è una bella soddisfazione!
Il sindaco era orgoglioso di essere il primo laureato di Certaldo e chiese di andare a prendere i ragazzi da casa per portarli a scuola. Una volta a settimana avevano il rientro e gli dicevo “a buon intenditore poche parole”. Cerchiamo di educare i nostri nipoti sennò poi non ci rispetteranno. Nonostante io abbia 90 anni, se c’è un libro o una discussione…la scienza mi piace; tutto quello che è istruzione è scienza.
Perché aiuta a conoscere il mondo
Da tutte le parti, non solo a Certaldo. Fino a quando siamo vivi bisogna ascoltare e essere ascoltati. La psicologia…se non sei in gamba…
La scienza un mi garba per nulla. A me mi dole i denti!
Mi appassiona ma non ci capisco nulla, mi piace
Ci vole anni, puliti brillanti sennò non ci s’arriva. Ciuchini diplomati. C’è la gente così a vederla. Io ho fatto la terza elementare.
Sarebbe bello, mi garberebbe, è che non mi vengono le parole, l’altro giorno provavo a raccontare di quando siamo andati a Certaldo alto non avevo le parole per raccontaglielo. Gli è garbato! ________ a Certaldo ci sono diversi garage! Lo scienziato  soffia e ha pazienza.
L’inventore della pila, che era di Como, poi dopo ha sviluppato tutto perché con la batteria, anche a Como c’è il museo di A. Volta; in sintesi in Valtellona ve lo ricordate il Vajont, per fare la corrente elettrica. Con le dighe si produceva corrente elettrica.
Il microscopio ha 400 anni!
Mamma! Che pensiero!
Nonostante la mia esperienza di vita, il lavoro e tutto quello che ho conosciuto, ancora sono disposto a imparare: “Prima avevo il ticchettio poi la sveglia!”
Io trovo la poesia quando guardo al microscopio! I libri parlano bene!
La cipolla?(Si indica le cipolle dei piedi) – un c’aiuta tanto!
Che vuoi che ci sia in un pezzetto come questo?!?!
Guardando la cipolla al microscopio, che bell’impiantito! Che mattoni!
Bellissimo sembra un rosone di una chiesa!

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Se son sorde tutte, son sorda anche io

7 giugno – Casa Boccaccio, Certaldo

Sembra una cosa nuova. Il giardino è un posto dove si sta bene.
Mancano gli alberi, i cipressi sono alti e non fanno ombra
Tanti colori, vorrei tanti colori.
Spazioso
Avvolgente, così chiuso il tempo che scorre lentamente, pace e serenità.
Porta gioia, tranquillità.
Non l’ho visto mai in vita mia.
Un giardino straordinario. Bello, bello. Mi garba tanto quella fontana di acqua.
Ho girato il mondo, ma una cosa così bella, non l’avevo mai vista.
Io ho girato anche poco. Al più sono andata a Arezzo! Gli è un bel giardino.
Io amo gli animali e qui ci sto bene, mi sento osservato, dai piccioni, guardano a me!
Dai a me!?
Un luogo molto bello, rilassante… accogliente, avvolgente. Viverlo!
Farlo vivere. Un luogo della lentezza. In una sola parola. Ordine!
È tutto in ordine qui!
Potrebbe essere l’occasione
L’acqua
Una cosa bella. Ghiacciata. Calda. Molto fresca. Non mi è sembrata tanto fresca. Tranquilla. Calma e tranquillità. Proprio bello, da starci.
Sonora, sprofondante. Bellissima.
Tutto molto lento. Lenta….Io adoro l’acqua, carezza, liscia. Da qua sempre liscia, calma, invitante. Io non ho sentito nulla. Silenziosissima, sono sordo!

Se son sorde tutte son sorda anche io!

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Il vento

31/5/2018 Biblioteca Indro Montanelli, Fucecchio
Poesia integrata – Il Vento di Gianni Rodari –(le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)

 

Se mi piace il vento?!
Mica tanto! Spesso è fastidioso,
se è ghiaccio poi… blocca la circolazione del sangue…
UUHH… UUHH… E spettina…
A me fa sentire triste… che noia…
Però… se non è forte… mi piace!
Aiuta il respiro, porta il profumo dei fiori… è primavera!
Mi smuove i capelli e… mi piace!
e quando è caldo mi fa sentire bene.
Sulla spiaggia sii!!!
Quando mi avvolge mi sento libera, leggera
…e mi sembra di volare!
Un po’ di paura… ma libera!
Perchè porta via le cose brutte…il vento.

Il vento è un viaggiatore:
viaggia e viaggia
dal monte alla spiaggia.

Io non voglio andare, è un pericolo!
Può far cadere qualcosa e ti arriva in testa!
Io voglio che mi porti al mare, tutti al mare!
Per vedere le onde che fa il vento
in qualche posto bello, da una persona a me cara…

E mai non sa trovare
un posto per riposare.
Il vento è un pastorello,
le sue pecore e l’agnello sono le foglie morte.
Il vento è un musicista:
il suo pianoforte è il bosco intero,

Vorrei cantare quando c’è il vento,
così porta lontano la voce e qualcun altro la può sentire
e cantare con me!
Ma il vento proprio cantare… non canta…
Fischia! FFFIUHHH… quando è fra gli alberi.
Gira.. Se tira freddo mette tristezza
e ti fa pensare… anche se tante cose non le ricordo più…

Con la betulla bianca e il pino nero.
Suona, suona e non si stanca…
Suona una musica senza parole,
ma – chi la sa capire-
la sua canzone vuol dire:
“Via le nuvole! Fuori il sole!”

Via i pensieri brutti, la malinconia, i nostri malesseri,
la noia e la tristezza,
che porti via le nuvole e le cattiverie
… e lasciare le cose buone… quelle meglio.

Giovanna sullo scoglio

24/5/2018 Museo Civico, Fucecchio

Oh chi è, un lo so, un la conosco.
Per lo meno sta bona bona… ma com’è nera!
Mah, secondo i miei occhi è fatta male, la forma… por’omo, pare patito, forse ha mangiato poco, ha le gambe sproporzionate. Sai, erano altri tempi.
“Oh tesoro! Scusa se t’ho parlato male!”
Ma cos’è?
È un maschio.
Sembra una femmina.
Forse un ragazzino a sedere.
Mah, un omo non mi sembra.
Ah, io se avessi visto un omo così, con quel viso, un lo avrei degnato di uno sguardo.
Se fosse ritto si vedrebbe meglio.
No! un ragazzino non è.
Una ragazzina 20 anni ecco cos’è!
C’ha i lineamenti dolci, è una femmina sì…anche se ha un po’ poco petto ma sai, non si
può mica avere tutti il petto grosso.
Ma non lo sapete davvero chi è? Si chiama Giovanna! È la fanciulla che guarda l’orizzonte, lì seduta su uno scoglio come una vedetta. L’hanno messa lì.
Sta seduta e vàttela a pesca che farà! Pare guardi qualcosa, cosa non si sa, ferma lì, come bloccata mentre si muoveva, meravigliata da quello che sta guardando: la spiaggia, l’orizzonte, le persone, i giochi… c’è qualcosa che le piace.
La chiamano, si gira perché una voce la chiama. La mamma la chiama perché è tardi ma lei sta ferma, lì sullo scoglio ferma ad aspettare. Curiosa si regge per non cadere guardando dritto, guardando avanti, guardando indietro, guardando noi che diventiamo bischeri a far finta che sia viva e ride…
…guarda noi e sembra una di noi ormai, anche se è in ritardo e la chiamano sta qui con noi, perché sta bene come me che i primi giorni mi vergognavo a dire le cose e ora che li conosco tutti ci sto bene qui, proprio come lei.

 

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Profondo da far paura!

21 maggio 2018 – Palazzo Pretorio, Certaldo

Lavoravo in un tacchificio. Smettevo di lavora’ e andavo a lavora’ da un’altra parte fino alle 6 di mattina. Volevo compra’ casa. Hanno portato via tutto, quadri, lavatrice (i ladri).
Mi avevano detto che una volta qui c’erano le carceri. Quante cose che c’è. Appena la vidi mi ha fatto effetto subito i brividi. La chiesa di Certaldo quando s’entra dentro ci viene i brividi se si vede qualcosa che non va. Quando si arriva per la prima volta non è bello … lo vedo bello anche lì sotto. Siamo diventati più furbi perché prima ci tenevano sotto. Io avevo 6 anni o 6 mesi, e si stava alla fattoria di Monte, è rammentato da tutto i’ mondo, è vicino a Certaldo. Non è che io sia beghina però so la mia, a modo mio, però lo so chi era il monte e chi era….Ero misera prima da quando avevo 3 anni io, 2 e mezzo e questo paese fruttava poco perché c’era la fattoria che tutto chiappava e il contadino che faceva? Si leccava l’unghia!
Poi il contadino è diventato i’ padrone e che padrone! E come hanno fatto? Ah, da me un imparano di sicuro!
Quella porta lassù in cima. Questa non è una casa è una villa di qualche cosa, dell’antichità. Che l’ho a dire? Che c’è, un so’! Un vampiro!Io un ho paura di nulla. C’è una chiesetta. Ci potrebbe essere… io sono anche religiosa. Comunque io sarei religioso però quando te arrivi tu resti lì quando sei morto! Non si sa, non s’è provato e non si può sapere.
Signore c’è le cose belle! In centro a Milano!
Il pozzo a quella profondità per esse l’acqua qui…C’è una caldaina che ci si fa la polenta. Noi si prendeva con la carrucola e si tirava su l’acqua. Per farla lucidare si picchiettava tutta co’ i’ martello, grattarla torno torno, picchiettarla bisogna sapè…Ora ho fatto il pozzo artesiano. C’era la conchiglina a San Romano basso, ora passa tanti stranieri tu hai paura che si facciano male.
Come quello che ci si faceva la polenta.
No io non la facevo lì, la facevo nell’appartamento nella cucina.
Non acqua da bere ci si lavava i panni. Le mucche per dargli da bere co’ la carrucola così.
La vita cambia. Nostalgia c’è ma non ci vorrei tornare a quella vita lì. Si andava in montagna a far l’erba con la falce il grano! I’ mi babbo era su i’ ciuco e la mi mamma incinta la portava su i’ ciuco. Io lui non lo rimpiango perché era cattivo, era sempre briaco. Giovanni.  Poi si era in Toscana e i vino c’era!
Noi si faceva i fiaschi e lui li votava poi andava alle botti. Siccome ci morì la mamma di 36 anni noi s’andò co‘ i’ babbo. Affogata a rischiarare le pezze, gli prese male! Le mancanze… “che per l’appunto m’ha a prendere lì” e gli prese. Nella si chiamava. La mi sorella è gemella, due sacchi diversi ci corre un quarto d’ora. Noi s’abitava per andare a Certaldo no ni‘ Pian Grande, ma vicino alla fornace di’ Balli poi ci siamo sistemati, avevo un figliolo di 50 anni e m’è morto i’ marito, era la fine mia è nella struttura io ci sto bene. Le figliole che ci servono son brave, io gli ho rispetto e loro anche. Il pozzo si, ora un ne ricordo. Dove era? A ricordasselo! Come l’ho annaffiate le piante? Co’ l’acqua quando serviva.
Avevo un pozzo con delle possibilità grosse: “Signorina non ci vada perché sennò ci mette nei guai”, ma io ci andavo lo stesso ma ci presi una gran paura. Perché dentro c’è uno scoppio di luci in fondo! E c’era le scale. Ce l’avevo profondo da fa paura!

Anna, Giuseppe, Ilva, Erina, Duilia, Benito, Natasha, Linda, Lorenzo, Patrizia e Susanna, Chiara, Monica, Alice, Stefania e Luca

 

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È senza costume, ma che vuoi che sia!

17/5/2018 Museo Civico, Fucecchio

Bella donna! Ha un bel fisico. Un colore un po’ verdastro…tutto questo verde, questi colori: bisognerebbe ripulirla.
Non è viva. È morta e se un si sta attenti, fa morì anche noi! Io un ci vo vicino, così un la tocco e un mi succede nulla!
Morta?! Per niente! Anzi, sta pensando di raggiungere il cielo! Ha lo sguardo rivolto verso l’alto, perché parla con Dio.
Nel mostrare il braccio è tutta tesa verso l’alto, come a volere assomigliare a quello, per vedere quello che c’è nel cielo. Si lancia nel cielo!
Lei non vuole altro che il cielo!
Io vedo un bel sedere di donna. Si un bel culo! Ma un so se è un maschio o una femmina..è una donna, tutti vorrebbero essere come lei!
Se la vedesse la mi nonna direbbe che ci vole un lenzuolino per coprirla, per un fa vergognare lei! Ma sai, se s’è spogliata per farsi ritrarre ed essere eterna è un gesto d’amore.
Si può anche toccare ma a me di essere toccata così, un mi garberebbe mica tanto!
Io l’ho toccata ma un gli ho trovato i buchi! Io, muah! Le do un bacio, qui perché più lassù un c’arrivo.
Sembra una ripresa. Si muove, esce dal mare e si sgocciola i capelli. La sta in posa, se gli fa piacere alla signora! Si mostra al popolo. Ma gli manca il più e il meglio: un po’ di petto! Non è perfetta. Si vede tutte un l’hanno mica grosso!
Sì, aspetta che qualcuno la prenda, che la faccia sua. Si fa vedere che è una donna che appartiene al suo giro. E lei non ce li vole neanche a casa sua! Più in pace di così
Oh che vuol dì sta in quella posizione lì?! Per me è un nulla! E gli casca anche il capo!
Ma è lei, Aida che ti aiuta, ti fa capire che vuole essere messa a posto. Chiede questo: “ Voglio essere messa così”. Si vuole fa vedé per benino: è un po’ sconveniente eh! Io al posto suo scapperei! O un bel lenzuolino addosso o sennò brontolerei!
Si sta asciugando al sole, è stata al mare.
È senza costume, ma che vuoi che sia!

Calogero, Anna, Arianna, Bruna, Anna Maria, Patrizia, Ave, Maristella, Emanuela, Lorenzo, Susanna, Renzo, Liliana, Piero, Lina, Maurizio, Irene, Dina, Cristina, Rosalba, Carla, Anna, Michela, Elisa, Antonio, Silvia

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